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Il killer era stato espulso, a Rovigo, nel 2010. Ma è ancora qui

Il caso

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Igor Vaclavic, "il Russo", l'uomo più ricercato d'Italia, sospettato dell'omicidio di Budrio era stato espulso nel 2010 con provvedimento del Questore di Rovigo. E poi nel 2015. Ma la Russia non l'ha rivoluto indietro.
Le forze dell’ordine lo ricercano fra Emilia e Polesine, con una vera e propria caccia all’uomo, convinti che non si sia allontanato troppo dalle zone che conosce e in cui ha messo a segno tante rapine.

Ma Igor Vaclavic, “il russo”, ex militare, il principale indiziato per l’omicidio del barista 52enne di Budrio, Davide Fabbri, in Italia in teoria non doveva neppure starci.


Un primo decreto di espulsione nei confronti del “bandito ninja”, che nel 2007 si presentò in una casa di campagna di Polesella armato di alabarda e ascia, risale al 2010. Ad emetterlo era stato l’allora questore di Rovigo, Luigi De Matteo, una volta terminata la pena detentiva. Un decreto che - come spesso accade - divenne pura formalità.

Non solo. Nel maggio del 2011 Vaclavic venne di nuovo condannato a 5 anni e 8 mesi, questa volta a Ferrara. Nella sentenza era prevista anche l’espulsione che, al pari della precedente, non venne eseguita. Nel 2015 l’uomo venne sì accompagnato in un Cie, ma la Russia non lo accettò come suo cittadino.

E se ne tornò tranquillo in libertà, diventando quel rapinatore ricercato prima per una serie infinita di colpi, ed oggi per l’efferato omicidio del barista di Budrio.

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