Cerca

VIDEO

Scopri la gallery

VIDEO

FOTO

Scopri la gallery

FOTO

I cacciatori di poltrone allo scoperto

Politica

46467

Paolo Avezzù e Massimo Bergamin

Cinque consiglieri comunali minacciano il sindaco per ottenere posti: sono i due di Presenza cristiana e mezza Forza Italia, che fanno da spalla a Paolo Avezzù.
Il cinque non è il numero perfetto. Non ha la sacralità del tre (che sono una trinità) e neppure il fascino del 7 (che sono magnifici, e non è il nostro caso). Solo a Rovigo, cinque negli ultimi tempi sembra assumere un peso speciale. Cinque, nelle chiacchiere di palazzo, erano i congiurati contro il sindaco Bergamin, pronti ad andare dal notaio per farlo decadere (per qualcuno erano addirittura sei, ma uno si deve essere pentito per strada). E sempre cinque sono i rappresentanti di maggioranza che stavolta sono usciti allo scoperto nel tentativo di condizionare le decisioni del primo cittadino. Nessuno dice che siano gli stessi (così evitiamo da subito ogni rettifica e spiacevoli precisazioni). Diciamo che si gira sempre attorno a cinque. E la premessa è fatta.



Dunque, cosa è successo?

E’ successo che cinque consiglieri comunali di maggioranza (il presidente del Consiglio comunale, Paolo Avezzù, i due di Presenza cristiana, Rosito e Mella, e due di Forza Italia, Dolcetto e Patrese) abbiano deciso che le parole non bastano. E neppure le promesse da parte del sindaco. Insomma: dopo meno di una settimana dall’ultimo dibattito in consiglio comunale, hanno deciso di mettere nero su bianco la richiesta – già approvata dal primo cittadino – di dare vita ad un coordinamento politico (presenti i rappresentanti dei consiglieri e dei partiti di maggioranza). E di accompagnare la richiesta con un ultimatum. Ma perché tanta fretta? Perché è in dirittura d’arrivo il vero argomento di discussione, l’unico che sembra davvero interessare: vale a dire il rimpasto di giunta e le nomine nelle partecipate. Tradotto per il lettore che non si occupa di politica: le poltrone.



Si legge nella lettera inviata al primo cittadino l’invito a promuovere mensilmente “e se necessita anche con scadenze più ravvicinate, il coordinamento politico di maggioranza che deve diventare il luogo di confronto sui problemi più importanti, di scelta degli indirizzi politici per il governo della città, nonché luogo di condivisione/comunicazione delle nomine che spettano comunque al sindaco”. E ancora: “I temi che aspettano questa partecipazione e confronto sono diversi: dal destino di Asm spa, la scelta per Interporto, il futuro di Polesine acque, il Cur e l’università, l’Iras, piano degli interventi, del traffico, i criteri di assegnazione dei posti di direzione negli enti di secondo grado, fino alle politiche sociali, sicurezza e immigrazione”. Insomma: il tema dei profughi, che fino a ieri sembrava centrale e dirimente, è diventato l’ultimo della lista (tanto per non dimenticarlo). Quello che importa sono le nomine. A partire da quella di Ecoambiente, la prima ad essere in dirittura d’arrivo (ma non l’unica), per passare poi alle scelte sull’Interporto, su Polacque e, ovviamente, alle nomina per il posto vacante in Asm Set.



Nomine, nomine e ancora nomine.

Non è una novità, ad esempio, che fra i firmatari ci siano i due consiglieri comunali di Forza Italia ( Dolcetto e Patrese) legati al coordinatore locale degli azzurri, Walter Roana, che non ha mai fatto mistero di considerare il suo partito in debito di incarico. Lo stesso Roana, si è sempre detto, non avrebbe disdegnato una presidenza per sè e, fallito l’assalto ad Asm Spa, avrebbe messo nel mirino la presidenza di Ecoambiente. Ma su di lui sarebbe arrivato lo stop compatto dei 35 sindaci con i quali è in corso una mediazione da parte del sindaco per trovare entro il 7 dicembre l’accordo sul futuro della gestione dei rifiuti. Roana, del resto, è in rotta con i sindaci del medio Polesine che non gli hanno perdonato il tentativo di far saltare l’elezione di Dall’Ara a Ceregnano. E pure nel suo partito ha perso più di un pezzo (l’ultimo, la mancata firma proprio sul documento di cui stiamo parlando del consigliere Giacomo Sguotti, che si è premurato di dire che lui la sfiducia al sindaco non la firmerebbe mai) rappresentando quella corrente (legata al coordinatore regionale Marin) che a Padova ha fatto cadere l’amministrazione Bitonci. E dunque proprio sul tema delle nomine tiene alta la tensione.



Diverso, almeno in parte, il discorso per quanto riguarda Presenza cristiana. L’ assessore Saccardin si sente sotto attacco da parte degli altri assessori, e vede in bilico la sua delega ai Lavori pubblici, dai quali non ha alcuna intenzione di traslocare. Un conto è il referato ai Lavori pubblici, attorno al quale ruota anche la programmazione futura della città (con tutto quello che ne consegue), un conto sono i Servizi sociali (dove molti lo vorrebbero) e perdipiù senza troppi soldi a disposizione. Senza contare che fra i consiglieri di Presenza cristiana c’è quel Mella del “pilota della ruspa senza patente”, che lui ha detto essere una battuta mentre gli astanti l’avevano presa maledettamente sul serio. Va bene, scherzava… Ma quante cose si possono dire scherzando…



La quinta firma è quella di Paolo Avezzù, che ha perso per strada tutti i consiglieri dei gruppi che lo avevano appoggiato alle elezioni, e che ora ha trovato sponda nei malumori azzurri e dei “cristianucci” per creare un gruppo trasversale grazie al quale – pur essendo considerato dai più fuori dalla maggioranza - non rischiare più di tanto la carica di presidente del Consiglio. Senza dimenticare che nelle nomine, a partire da quelle di Ecoambiente, il presidente del Consiglio ha delle posizioni da difendere. E altre da conquistare.



Ma perché questo insistere sul sapere preventivamente le nomine che ha intenzione di fare il sindaco? Perché Bergamin con la nomina del nuovo presidente di Asm Spa ha dimostrato di volere decidere senza condizionamenti, puntando su persone delle quali si fida e che considera professionalmente capaci di guidare le società. Un’autonomia, questa, che in maggioranza c’è chi proprio non può accettare.



Da qui la chiusura del documento dei cinque, che suona più come una minaccia che come una mano tesa: “Occorre cambiare ritmo nei termini espressi, solo così ci sarà garanzia di futuro per la maggioranza. Diversamente potrebbe essere difficile continuare assieme quel cammino che (il sindaco) ha ricevuto a giugno 2015”.

Insomma, come diceva la canzone: poltrone, poltrone, poltrone… O erano parole?
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Impostazioni privacy