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Fiumi fermi, terreni "bolliti" <br/> Coldiretti: "Cuneo salino in crescita"

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Controproducente irrigare mais e ortaggi a causa delle alte temperature. “Serve una gran quantità d’acqua che raffreddi i campi”.
Sembra che ormai il Veneto sia uscito dal forno ma le tracce dell’anticiclone africano che ci ha fatto sudare per tutto il mese hanno lasciato tracce pesanti nell’ambiente. Poca acqua, corrente superficiale quasi assente quindi scarso ossigeno, temperature elevate e i fiumi polesani “fioriscono”.

Non sfugge all’occhio infatti l’anomala proliferazione di piante acquatiche che coprono ampie superfici del letto e delle sponde dell’Adigetto e del Canalbianco. Lo sviluppo particolarmente rigoglioso è causato dalla situazione climatica: non piove da troppo tempo e c’è l’emergenza siccità, poca acqua, e così le piante acquatiche verdi che si allungano e ammassano in filamenti e matasse trovano l’habitat ideale per proliferare.
Pochi giorni fa Coldiretti ha lanciato l’allarme per gli effetti sull’agricoltura. E lo rinnova. Il meteo non è stato “di parola” e sul Polesine non è scesa una goccia. Il livello del fiume Po, dal quale dipende l’irrigazione dei campi, è sceso di molto, e sull’Adige il cuneo salino è a livelli preoccupanti. A Lusia i terreni orticoli soffrono il sole africano. "Qui non va bene nemmeno irrigare - sottolinea il presidente della Coldiretti Mauro Giuriolo - perché le piante sostanzialmente si “lessano” a causa delle altissime temperature".
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