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Abortire in Polesine<br/>operazione impossibile

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Tre ginecologi su quattro si rifiutano. Peggio di noi solo altre nove città: nessuna al nord.
Costrette ad emigrare per esercitare quello che - fino a prova contraria - è un diritto sancito, da quarant’anni, dalle leggi di questa Repubblica. Praticare un aborto in Polesine è un’impresa. Lo dicono i dati dell’Istat, basati sui report del ministero della Salute, che fotografano, per la nostra provincia, una situazione da bollino rosso.
I dati sono chiari: il 52,8% delle donne che, ogni anno, decide di abortire tra Adige e Po deve cambiare provincia per poterlo fare. Più della metà! Addirittura, il 31,9%, ovvero una ogni tre, deve cambiare regione.
Ma Rovigo è una pecora nera anche nel Veneto. Per capirlo, basta guardare i numeri. Padova è la provincia che, in Veneto, registra il più alto tasso di emigrazione verso altre province per interventi di questo tipo: il 26,9% delle donne fa i bagagli. La metà, rispetto a Rovigo! A Venezia, la percentuale si ferma al 19,5%, a Belluno non supera il 18,3%, a Verona tocca il 17,2%. Treviso e Vicenza sono a quota 14,1% e 13,6%. Un quarto rispetto a noi.
Rovigo è la città meno abortista di tutto il Nord Italia. La seconda in classifica è Lodi, dove l’emigrazione si ferma al 39,7%. Segue Como con il 37%, quindi Monza, 36,3%, e Mantova e Vercelli al 33,6%. Dati lontanissimi da Rovigo. A livello nazionale, ci piazziamo addirittura al decimo posto assoluto dietro a Fermo, Isernia, Benevento e Crotone, dove gli aborti nemmeno si praticano (emigrazione al 100%), Carbonia (97%), le province sarde di Oristano e Medio Campidano, l’abruzzese Teramo e la laziale Frosinone. Poi veniamo noi.

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