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Rovigo

L'obbiettivo di McCurry puntato su Rovigo

Uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi ieri sera in piazza Vittorio ospite di Rovigoracconta

L’incanto della giovinezza e dell’innocenza racchiuso in 140 scatti, è il nuovo progetto di Steve McCurry, fotografo statunitense di fama mondiale, ‘Bambini del mondo. Ritratti dell’innocenza’, ospite in città in occasione di Rovigoracconta. Il fotografo ha voluto raccogliere le immagini più significative, interamente legate al tema dell’infanzia, scattate in ogni paese del mondo durante la sua lunga carriera, per dedicarle a colei che gli ha cambiato radicalmente la vita, diventando ciò che lui definisce ‘la sua musa’: sua figlia Lucia.

Ho iniziato a cercare nel mio archivio di foto proprio quelle scattate ai bambini durante la mia lunga carriera, con l’idea di fare un progetto in omaggio a mia figlia, che ora ha cinque anni - racconta -, ho pensato che fosse bello dedicare questo progetto a lei”. McCurry racconta il suo grande amore per quello che i bambini rappresentano, simbolo di innocenza ma anche di vita e di gioia. “Mi è sempre piaciuto guardare la natura dei bambini ed il modo in cui si relazionano, con la loro purezza, innocenza e giocosità, è meraviglioso”. Innocenza però spesso messa a dura prova dalla mancanza di attenzione e tut lain alcuni particolari paesi del mondo. “Sono sempre stato legato al tema dei diritti umani - spiega -, dei bambini così come degli adulti, soprattutto per quanto riguarda i rifugiati. Ci sono luoghi nel mondo, in cui ho scattato foto, in cui i diritti umani sono un tema molto difficile. Come la condizione delle donne in Afghanistan per esempio. Ci sono state immagini che mi hanno colpito particolarmente, ho sempre cercato di fare quello che potevo per accendere una luce su queste situazioni, soprattutto sulla condizione delle  giovani ragazze che spesso sono le ultime ad essere considerate”.

Dietro ad ogni foto si lega una storia ed un ricordo e alla domanda se ce ne sia una in particolare a cui è legato spiega che gli è impossibile rispondere. McCurry inizió a lavorare come fotografo poco più che ventenne ma, nonostante gli oltre 50 anni di carriera, conferma di mantenere la stessa passione per la fotografia e per il mondo in cui si affaccia sul mondo. “Non posso dire che il modo in cui vedo il mondo o il modo in cui faccio fotografia sia cambiato con il passare del tempo rispetto, ad esempio, a 20 anni fa - conferma -. Ancora mi muovo con curiosità, guardandomi intorno, non vedo differenza tra quello che ero ieri e quello che sono oggi”. Ironico e divertente ammette di apprezzare anche il fare foto utilizzando il cellulare. “Qui dentro - indica -  ci sono migliaia e migliaia di foto. Mi piacciono molto anche i ‘selfie’, ne faccio praticamente ogni giorno. A volte capita di non avere la macchina fotografica con me, e allora uso anche il telefono”. Un uomo semplice che però conferma di comprendere il potere sociale ed informativo della fotografia, come grande strumento di informazione e denuncia. “Rispetto a tanti anni fa siamo in grado di avere più documentazione, anche fotografica - conclude -. Penso sia molto importante il ruolo che ha assunto la fotografia anche in tempo di guerra, per raccontare agli altri ciò che accade”.

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