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Rovigo

Anna Volpe, vittima di femminicidio un secolo fa

All'Archivio di Stato presentato il libro di Alessandro Ceccotto

ROVIGO - "Efferatamente soppressa da un cinico discepolo di Landru, un femminicidio del 1925 ad Adria" è il titolo del volume di Alessandro Ceccotto, con la collaborazione di Monica Stefani e con postazione della scrittrice veneta Giulia Depentor, presentato ieri nell’Archivio di Stato di Rovigo.

Dopo l'introduzione del neo direttore dell'Archivio di Stato di Rovigo, dott.ssa Maria Volpato e i saluti dell'assessore ai Servizi sociali del Comune di Rovigo, Mirella Zambello, gli autori hanno presentato la tragica storia di Anna Volpe, vittima del marito, Ugo Pasquali, che poi la squartò disseminandone i resti in più luoghi tra l’Adige e il Po. Una storia terribilmente attuale, nonostante vi corra quasi un secolo ad oggi, eppure le cronache quotidiane sono purtroppo costellate di vicende simili, così come sempre tante sono le donne che continuano a rivolgersi al Centro Antiviolenza - al quale andranno i proventi della pubblicazione - come ha ricordato la presidente Maria Grazia Avezzù.

Negli adriesi è ancora vivo il ricordo di questa donna non comune degli inizi del secolo scorso: “macchiata” da un’origine non proprio edificante (la madre era la tenutaria di una casa di tolleranza a Bologna, che la diede in affido facendola studiare, anche questo fatto inusuale per i tempi), Anna era riuscita a crearsi un ruolo distinto nella società con una indipendenza economica, prima come istitutrice privata e poi maestra nelle scuole pubbliche. Donna singolare anche per le doti: educata, gentile, sobriamente elegante senza ostentazione, ma soprattutto molto colta (aveva studiato pittura, amava la musica e il teatro, di cui era assidua frequentatrice).

Caduta vittima per amore – come tante donne oggi – di un uomo senza scrupoli, avventuriero e donnaiolo, che leggeva le storie del criminale Henri Landru, meglio noto come Barbablù, truffatore e serial killer di donne. Di lei oggi resta una suggestiva lapide nel cimitero di Adria con l’epitaffio, che ha ispirato la ricerca di Ceccotto e poi ha dato il titolo al libro che ne ricostruisce la storia, recuperando la verità dei fatti sui tanti racconti modificati nel tempo, partendo dagli atti processuali - con le numerose testimonianze - una fotografia in cui il suo volto è stato “tagliato”, terribile presagio, dal futuro uxoricida ed una minuscola agendina, che ci restituisce l’anima di questa donna, rilevandone particolari sorprendentemente affini alle tante vittime di femminicidio.

L’assassino fu processato e condannato all’ergastolo all’isola d’Elba in tempi record: il processo durò dal luglio ’25 all’ottobre ’26, divenendo un caso mediatico a livello nazionale, nonostante l’ombra del regime fascista avesse già iniziato la sua propaganda censurante.

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