06/03/2021

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Focolaio in Geriatria: forse riconducibile ad un ceppo molto aggressivo del virus"

Compostella: "Un virus ad alta contagiosità non ad alta aggressività clinica"

ROVIGO - Il contagio in Geriatria potrebbe essere riconducibile a un ceppo particolarmente aggressivo del virus, tanto che è in corso la tipizzazione del virus, proprio per chiarire questo aspetto. Lo ha spiegato il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella, nel consueto appuntamento di aggiornamento con i Polesani, sull'andamento del contagio da Coronavirus.

"Un virus ad alta contagiosità - precisa Compostella - non ad alta aggressività clinica". In parole povere, si diffonde con grande facilità ma non provoca, rispetto al "normale" virus, esiti clinici più gravi, per fortuna. Sono comunque in corso le operazioni di tipizzazione del virus da parte dell'Istituto zooprofilattico.

Le positività restano stabili, quando a numero: 30 ospiti e 5 operatori, 3 infermieri e 2 ossi, che non si erano sottoposti a vaccino. A quanto si apprende, comunque, il contagio non dovrebbe dipendere da loro, più verosimile che sia dovuto a un paziente entrato in ospedale nel cosiddetto "periodo finestra", nel quale si è già stati infettati dal virus, ma questo ancora non viene rilevato. Il che non toglie che, vaccinandosi, gli operatori avrebbero tutelato se stessi e le persone con le quali sarebbero poi venuti in contatto.

Questa l'opinione della direzione generale dell'Ulss 5, che ribadisce, comunque, come, quando parla di mancata adesione alla campagna vaccinale, intenda parlare di persone che hanno scelto di non vaccinarsi, non avendo prodotto certificati o altri impedimenti all'adesione alla campagna vaccinale.

"Ci chiedono cosa vogliamo fare per gli operatori che hanno scelto di non vaccinarsi - ha allargato quindi il discorso il direttore generale dell'Ulss 5 - Di fronte alla scelta dell'operatore sanitario di non vaccinarsi, appare chiaro che la vaccinazione è su base volontaria, dal punto di vista normativo. Allo stesso modo, la Costituzione prevede la libertà di scelta. Pienamente d'accordo. Ritengo però vada affrontato il tema della responsabilità che ha l'operatore sanitario. Opera infatti in un contesto, che sia un ospedale o una casa di riposo, nel quale è a contatto, anche fisico, con le persone, anche pazienti fragili".

"Io credo che, ancora prima dei doveri contrattuali o normativi - ripete Compostella - l'operatore sanitario debba avere il dovere morale di garantire la massima sicurezza delle persone alle quali rivolge la propria opera di assistenza. Il tema di fondo è il senso di responsabili dell'operatore sanitario. Il mio è un appello agli operatori sanitari della nostra azienda, ancora dubbiosi, a cambiare idea e vaccinarsi. Abbiamo evidenza scientifica che la vaccinazione è protettiva nei confronti del contagio, per chi si vaccina, ma ancora di più è una garanzia di sicurezza per gli altri".

"Ma attenzione - prosegue Compostella - abbiamo anche questioni normative e giuridiche. Se ne dibatte da tempo e certo non sarò io a porre la parola 'fine' alla discussione. Sicuramente esiste la libertà personale, ma ci sono anche norme secondo le quali il lavoratore ha diritto di vedere eliminati i rischi nel luogo nel quale opera e deve prendersi cura della sicurezza sua e delle persone interessate dal suo lavoro, adeguandosi alle indicazioni del datore di lavoro sulle protezioni da mettere in atto".

"Noi dalla fine di dicembre abbiamo la disponibilità del vaccino, che può eliminare rischi - dice Compostella - Se il lavoratore rifiuta una misura di prevenzione, come la vaccinazione, non è escluso che si possa pensare a sanzioni. E' una materia complessa e spinosa. Stiamo ragionando su quelli che potrebbero essere questi eventuali percorsi sanzionatori. Il tema di fondo non è arrivare a una sanzione, ma quello di appellarsi al senso di responsabilità, ma di fronte a un rifiuto pervicace, valuteremo".

L'ipotesi sull'origine del focolaio dipendono dagli accurati controlli fatti in questo senso dalla direzione medica dell'Ulss 5. E' stato individuato, infatti, un paziente entrato in ospedale a fine gennaio con tampone negativo, ma quindi risultato positivo quattro giorni dopo. Il cosiddetto "periodo finestra", appunto.

La dinamica del focolaio in Geriatria. I primi due riscontri di positività si sono avuti lo scorso 1° febbraio. Al 5 febbraio le positività sono salite a 22, alle 10 di oggi. I pazienti positivi sono quindi asintomatici.

Dei 30 pazienti positivi, 27 sono stati trasferiti in Area medica a Trecenta, 2 a Malattie infettive a Rovigo e uno a Montagnana. Tutti i pazienti, quindi, sono stati trasferiti.

L'adesione del personale del reparto alla campagna vaccinale. Su 24 infermieri in forza al reparto, 8 (33%) al momento non hanno aderito alla campagna vaccinale; su 12 operatori sociosanitari, oss, 8 (66%) non hanno aderito alla campagna vaccinale. Sono stati condotti due incontri il 20 e il 21 gennaio, per parlare del vaccino, della sua efficacia e della non pericolosità, col personale.

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