24/10/2020

CISL ROVIGO

Case di riposo: ecco le tre criticità presentate dai sindacati

Necessaria una soluzione immediata a problemi di lunga data

ROVGO – "Un lockdown che dal 9 marzo 2020 per le Case di Riposo non si è mai interrotto: gli istituti di ricovero degli anziani e malati sono tuttora blindate per limitare i contagi, gli ospiti non possono uscire ma soprattutto la riduzione dei posti letto legata a reparti di isolamento per i nuovi ingressi ha portato una contrazione economica. Effetto diretto la perdita dei bilanci delle Case di riposo è aggravata da entrate limitate di ospiti e a rischio c'è l'intero sistema del settore che nel medio periodo, senza una riforma da parte della Regione del Veneto potrebbe collassare aprendo scenari non semplici", sostengono Franco Maisto e Francesco Malin per CISL FP.

"Tre i punti focali sui quali l'allarme viene lanciato: le già difficili condizioni sulle quali sopravvivono le Case di Riposo Pubbliche, la necessità di una concreta azione regionale per andare ad equipare le condizioni di mercato con le cooperative o ditte private che sono nello stesso settore, oltre ad una nuova visione delle IPAB verso un sistema di rete, quindi con meno dirigenza e maggiore azione per uffici e servizi consorziati", continua la nota dei sindacati.

“Rappresentiamo una fotografia delle Case di Riposo pubbliche nel Polesine come ad esempio IRAS di Rovigo, Badia, Lendinara, che a seguito della chiusura totale del periodo marzo-giugno hanno visto notevoli disagi con i mancati ingressi che sono andati a pesare fortemente nelle casse già in difficoltà – sottolinea Franco Maisto della CISL FP Padova Rovigo che continua – possiamo certamente ipotizzare che il sistema con difficoltà regga oltre, chiediamo anche con questa azione che la Riforma delle IPAB sia il primo punto all'ordine del giorno della nuova Giunta regionale e che possa essere discussa nel Consiglio della Regione del Veneto”.

Molte le crititicità che finora hanno portato le strutture ad una gestione votata al contenimento dei costi non supportata però dalla contestuale riduzione delle spese in tasse e delle agevolazioni di cui godono nel settore privato.
“Chiaro che non è possibile attendere molto a lungo, il Polesine presenta delle ottime strutture di ricovero degli anziani a gestione pubblica- sottolinea Francesco Malin della CISL FP - intendiamo sostenere la necessità di spronare l'avvio di un percorso che porti la Regione a creare i presupporti per le Aziende pubbliche di servizi: meno tasse, contratti della sanità e limitazione dell'ingresso del privato votato al ricavo. Crediamo fortemente che il Polesine necessiti di un lancio o meglio di un rilancio su cui la politica non può far finta di nulla”.

I dati sono chiari: “Solo parlando dell'IRAS di Rovigo ad oggi gli ospiti sono 280 quindi una mancanza di circa 35 ospiti residenti rispetto ad un anno fa, mentre la forza lavoro sfiora le 200 unità con forte impiego di precari – aggiunge Franco Maisto. Possiamo immaginare quanto sia fondamentale per questo istituto – cuore pulsante della città di Rovigo poter avere una road map che consenta entro pochi mesi di chiudere il cerchio sul progetto avviato dall'avvocato Tiziana Stella, primo commissario regionale nel 2016 e poi proseguito dall'Ing. Fasiol. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il nuovo commissario avv. Ezio Zanon proprio a tal proposito. Ci aspettiamo la conclusione in tempi stretti che porti oltre alla quota di 2 milioni di euro anche una stabilizzazione di quasi 50 lavoratori precari”.

La struttura IRAS di Rovigo presenta attualmente circa 200 lavoratori:
140 operatori socio sanitati, si cui circa 40 precari
26 infermieri
5 centralinisti
2 psicologi
3 referenti di modulo
4 assistenti sociali
6 cuochi piu sei di ditta privata
2 manutentori
1 imbianchino
7 impiegati amministrativi piu due a t.d.
1 responsabile servizi socio sanitari
1 direttore

Davvero lunga la lista degli aspetti sui quali il sindacato sta lavorando per consentire un servizio di qualità in sicurezza per tutti i lavoratori di cui poi possano beneficiare gli ospiti e riscontrabili anche dai familiari.
“Siamo in grado di affermare che l'emergenza di personale infermieristico e di operatori socio sanitari potrà essere risolta solo attraverso una sinergia e non uno scontro con le ULSS, attraverso protocolli per condividere graduatorie ed evitare riduzione nei servizi- afferma Francesco Malin della CISL – è impensabile che i turni di lavoro a cui sono attualmente sottoposti possano durare a lungo, ne va oltre che del livello di assistenza anche della stessa salute degli addetti”.

“Se tutto il percorso sindacale non verrà ascoltato dalla politica è molto probabile che il processo vedrà l'ingresso del privato all'interno delle stesse IPAB, con contratti di lavoro nettamente inferiori, regimi assistenziali ai minimi previsti dalla Legge e un orientamento al profit non modulato da alcuna forza – dice Franco Maisto della CISL FP – per questo motivo sempre all'interno della Legge di riforma del settore occorre che in normativa vi sia l'obbligo di creare a livello provinciale delle gestioni centralizzate con uffici acquisti, appalti e contratti oltre che del personale unici, si risparmierebbe in dirigenza e si potrebbero riversare tali economie sull'Ente e sul personale oltre che in nuovi e più completi servizi”.

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