25/09/2020

I.CONSULTING

Cosa cambia per il reato di lesioni gravi

Cosa cambia per il reato di lesioni gravi

Il reato di lesioni gravi o gravissime non verrà più perseguito d’ufficio ma bisognerà presentare querela.

L’obiettivo? Accorciare i tempi delle cause spiega Infortunistica Consulting.

Chi ha subìto una lesione stradale anche grave o gravissima in seguito ad un incidente e vuole fare causa per ottenere i rimborsi, dovrà presentare querela: non si procederà più d’ufficio.

Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri qualche giorno fa, ma il provvedimento è rimasto «nascosto» dalle polemiche sullo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado. L’obiettivo è quello di rendere più snelli i processi penali e, quindi, concludere più velocemente la pratica che porta al rimborso.

Tuttavia, si deve attendere l’approvazione da parte del Parlamento della legge delega in materia e la successiva attuazione del Governo entro un anno, anche se la Corte costituzionale potrebbe accelerare i tempi.

A stabilire la procedibilità d’ufficio delle lesioni stradali gravi e gravissime era stata una legge del 2016, che introdusse il reato nel Codice penale.

C’è, infatti, nella normativa un articolo che punisce con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime «chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale».

Prevista, poi, la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per quelle gravissime nel caso in cui il conducente di un veicolo a motore provochi l’incidente sotto gli effetti di alcol o droghe, per eccesso straordinario di velocità, per un sorpasso azzardato o per aver circolato contromano.

Ora le cose sono cambiate, dopo diverse proposte di legge presentate nei due rami del Parlamento: il Governo ha deciso di introdurre la procedibilità a querela affinché venga contestato il reato di lesioni gravi o gravissime.

Si attende ora il parere della Consulta, a meno che il Parlamento non decida di approvare la legge delega prima che si esprima la Corte.

La conseguenza pratica sarebbe quella di accorciare i tempi delle cause e di accelerare, per tanto, il risarcimento del danno.

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