03/03/2021

VENETO

Vaccini: il 14% è stato somministrato a personale non sanitario

I presidenti della categoria medici: "Perchè? Sono soggetti senza la priorità originaria prevista dal piano vaccini del governo”

Sono già 11.026 i veneti vaccinati, 881 i polesani

VENETO - In Veneto il 14% dei vaccini è stato somministrato a personale non sanitario. Il dato ha destato l’interesse dei sette ordini dei medici che ora chiedono un chiarimento alle Ulss venete: “E’ un numero che ci lascia perplessi”, sostengono Domenico Crisarà e Giovanni Leoni, presidenti di categoria rispettivamente di Padova e Venezia “soprattutto se si considera che il piano di vaccinazione prevede per la prima fase la somministrazione limitatamente a personale sanitario, ospiti e operatori delle case di riposo”.

La lettera inviata ai manager delle Ulss e, per conoscenza, all’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, mira quindi a fare chiarezza: “Dai dati analizzati nella pagina ufficiale del sito di Aifa - si legge nella missiva - viene riscontrata una percentuale di vaccinazioni per il personale non sanitario sul numero totale che, al momento della nostra rilevazione, in data 16 gennaio, su una media del 21,3% su scala nazionale, presenta il 14% nel Veneto”.

“Abbiamo chiesto chiarimenti ai direttori generali e ai commissari delle Ulss, visto che sono loro, attraverso i servizi di igiene e sanità pubblica a decidere gli interventi - prosegue Crisarà - ci sembra che quel 14% sia eccessivo se si considera che non stiamo ragionando di un sistema di somministrazione generalizzato, ma siamo ancora in una fase di dosi fortemente contingentate in cui i medici in libera professione e i dentisti non sono ancora stati immunizzati. In questa seconda ondata abbiamo avuto un incremento significativo dei decessi tra i medici rispetto al lockdown, ma non ci risulta che ci siano amministrativi che hanno perso la vita sul lavoro a causa del Covid”.

In ogni caso, il Veneto è comunque al di sotto della media nazionale nella somministrazione del vaccino al personale non sanitario. E Crisarà chiarisce: “Noi non vogliamo fare processi, semplicemente esercitiamo il nostro dovere istituzionale, poiché l’ordine ricopre un ruolo di magistratura ausiliaria dello Stato sul territorio per quanto riguarda la tutela della salute del personale sanitario. E come tale domandiamo se rischia di più un dentista che respira aerosol a cinque centimetri da un paziente o un amministrativo. E visto che non sono ancora state immunizzate tutte le categorie sanitarie chiediamo di sapere a chi siano andati i vaccini somministrati fino ad ora. Ripeto: non è un problema inquisitorio ma di necessità prevalente”.

Da qui, la richiesta contenuta nella lettera “di dati disaggregati e motivazioni della vaccinazione eseguita in misura del 14% su soggetti senza la priorità originaria prevista dal piano vaccini del governo”. “Anche complici i ritardi che hanno richiesto lo stop alla somministrazione delle prime dosi ci sono persone in prima linea ancora esposte - conclude Leoni - di fronte a questa situazione non è possibile che nel frattempo siano state vaccinate persone che non erano previste nel piano. Dobbiamo serietà a chi lavora in ambienti permeati dal virus, altrimenti il sistema perde credibilità”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Notizie più lette