22/10/2020

CORONAVIRUS IN ITALIA

Le province del Veneto a Conte: "Se non riaprono, le attività muoiono"

I presidenti delle province del Veneto e del sindaco della città metropolitana di Venezia si sono incontrati per stilare una lista di richieste che saranno poi inviate al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

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ROVIGO - Le Province del Veneto e la Città Metropolitana di Venezia si sono riunite ieri con il direttivo straordinario dell'UPI Veneto per discutere una serie di richieste che saranno poi inviate al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte:

“Servono scelte indefettibili che non lascino al singolo cittadino l’incertezza interpretativa, il costante dubbio della sua posizione nella scala delle priorità – spiega Stefano Marcon, Presidente dell'UPI Veneto e della Provincia di Treviso - per questo ho convocato subito il direttivo dell'UPI Veneto dopo il DPCM del 26 aprile 2020 che rischia di compromettere il tessuto economico e sociale dei nostri territori.

Salvo casi particolari, a tutela del bene primario della salute e della sicurezza dei cittadini, va consentita la ripresa di tutte le attività economiche nel rispetto delle linee guida, eventualmente articolate per tipologia e condivise con Enti Locali e categorie, e misure da osservare per il contenimento del contagio e sosteniamo pienamente l’azione del Presidente della Regione Veneto con l’impostazione che ha adottato in questi giorni.

Ci sono questioni fondamentali che riguardano il riavvio delle attività e dei cantieri, come la necessità di garantire spazi mensa o servizi alla persona per i lavoratori, ci sono quelle legate al turismo, settore strategico per il Veneto per il quale è inaccettabile un ulteriore rinvio sulle misure da prendere, ci sono quelle legate alla scuola, che per le Province significa gestione del dimensionamento, sicurezza e anche programmazione del trasporto pubblico locale. Insomma, quali enti di Coordinamento dell'area vasta in dialogo coi Comuni, le Province chiedono a gran voce risposte su segmenti strategici della governance dei territori in favore dei cittadini. E, per svolgere il proprio compito, serve un piano finanziario adeguato”.

Queste le richieste sottoscritte dai Presidenti delle Province Venete e dal Sindaco metropolitano di Venezia, sono tre i temi strategici su cui occorrono risposte immediate:

1. La costituzione di un fondo adeguato destinato a recuperare il mancato gettito delle entrate degli Enti locali.

Il Fondo dovrà essere ripartito attraverso una analisi attenta e dettagliata sui bilanci, agli enti in proporzione alla quota di gettito realmente persa.

Pertanto deve essere un fondo indistinto, che non preveda assegnazioni stabilite a titolo di contributo generico, ma mirate per ogni singolo Ente in relazione all’effettiva necessità, monitorando attentamente gli andamenti delle entrate e l’ammontare del mancato gettito da coprire con il fondo, in modo da garantire gli equilibri di bilancio e garantire almeno pari entrate rispetto al 2019.

2. L’assegnazione a Province, Comuni e Città metropolitane di un ruolo da protagonisti della “fase 2” di rilancio del Paese, attraverso un forte impulso agli investimenti degli Enti locali.

Il Paese ha bisogno urgente di un grande Piano di manutenzione, modernizzazione ed efficientamento del patrimonio pubblico. Continuare a puntare soltanto sulle grandi opere non è la risposta corretta al bisogno di iniettare liquidità nell’immediato sui territori aprendo subito tanti piccoli cantieri in tutto il Paese. Occorre piuttosto considerare strategica l’apertura di migliaia di piccole opere, agendo sui sistemi e sulle economie locali. Dal 2018 l’UPI, dati alla mano ed attraverso monitoraggi meticolosi a tappeto su tutto il territorio, ha fornito un quadro chiaro delle urgenze e delle criticità, sia rispetto ai 130 mila chilometri di viabilità gestita, con oltre 30.000 tra ponti viadotti e gallerie, sia rispetto al patrimonio edilizio scolastico che consta di 7.400 edifici. Il monitoraggio sui ponti è rimasta lettera morta dal 2018, e le uniche opere finanziate (con 250 milioni in 5 anni) sono stati i Ponti sul fiume Po. Abbiamo un piano, che si fonda su un parco di progetti già pronti per essere tradotti in opere, per la cui realizzazione chiediamo la costituzione di un fondo ad hoc destinato alla viabilità e alle infrastrutture viarie. Sulle scuole, tra l’altro, vista la chiusura prolungata quasi certa, si potrebbe fare un grande lavoro di messa in sicurezza e di riorganizzazione degli spazi, così da permettere a ragazzi e ragazze, quando potranno tornare, di trovare edifici sicuri, moderni e pronti per supportarne la ripresa delle attività didattiche. E’ chiaro però che la tempistica di realizzazione di queste opere dovrà essere il più possibile accelerata.

3. Misure di semplificazione e accelerazione delle procedure di appalto.

Non è possibile rilanciare gli investimenti nel Paese se non si interviene con norme di semplificazione, accelerazione delle procedure di gara e di appalto e rafforzamento delle stazioni appaltanti. Il rischio, altrimenti, è di destinare risorse per cantieri che saranno aperti tra due anni. Non si chiede una modifica definitiva al Dlgs 50/16 ma norme di deroga fino al 31 dicembre 2021, per semplificare le procedure degli appalti pubblici per lavori, forniture e servizi previste dal Codice dei contratti con l’obiettivo di accelerare l’azione amministrativa per favorire la ripresa degli investimenti pubblici locali. Le proposte di semplificazione e accelerazione delle procedure riguardano le fasi di programmazione, progettazione ed affidamento dei contratti pubblici sotto e sopra soglia comunitaria.

In particolare si chiede di prevedere per gli Enti locali:

- la possibilità di espletare le procedure di appalto anche in mancanza di previsione nei documenti di programmazione degli investimenti e degli acquisti;

- la previsione di un unico livello di progettazione definitivo-esecutivo e la semplificazione delle conferenze di servizio per l’approvazione del progetto;

- la possibilità di stipulare il contratto senza attendere il termine di 35 giorni rispetto alla data di aggiudicazione;

- la semplificazione delle procedure di affidamento dei contratti relativi a lavori, servizi e forniture di importi inferiori alla soglia comunitaria prevista dall’articolo 35 del Codice dei contratti pubblici, riferite alle modalità di scelta del contraente;

- la semplificazione delle procedure di affidamento dei contratti relativi lavori, servizi e forniture di importi superiori alla soglia comunitaria prevista dall’articolo 35 del Codice dei contratti pubblici, riferite alle modalità di scelta del contraente;

- la possibilità di utilizzare le procedure di affidamento di cui ai punti precedenti anche per gli incarichi di progettazione".

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