26/05/2020

CORONAVIRUS IN VENETO

"Serve fare di più per ridurre l'inquinamento e salvaguardare la nostra salute"

Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, torna a parlare della correlazione tra smog e coronavirus

Fiab No allo Smog 15

VENEZIA - “I risultati di uno studio specifico sugli Stati Uniti dell’Università di Harvard e di un report degli Atenei di Siena e Aarhus incentrato sulla Pianura Padana arrivano a conclusioni analoghe: c’è una relazione diretta tra gli alti livelli di inquinamento atmosferico e le morti per coronavirus. Mi auguro che queste analisi siano lette attentamente da chi di dovere, per prendere finalmente decisioni efficaci nella lotta allo smog”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione a Palazzo Ferro Fini commentando i due distinti studi diffusi negli ultimi giorni e sottolineandone le similitudini.

“Un gruppo di ricercatori delle Università di Siena e Aarhus, in Danimarca, ha messo in correlazione il tasso di letalità apparente, ovvero il rapporto tra morti e contagiati, e l’inquinamento nelle zone d’Italia maggiormente colpite dal Covid 19 per capire se lo smog potesse essere un co-fattore dei tanti decessi nella Pianura Padana, una delle aree più inquinate d’Europa e dove vivono tante persone con malattie pregresse, anche respiratorie. Un’analisi fatta incrociando i dati della Protezione civile per quanto riguarda la mortalità, quelli medici legati alle condizioni di salute o malattie respiratorie e infine dall’Air quality index (Aqi) elaborati dall'Agenzia europea dell’ambiente. Dall’analisi è emerso che le ‘citochine infiammatorie’ rilasciate nei casi di gravi polmoniti, come accade con il Covid 19, sono ‘persistentemente elevate’ anche nei soggetti sani che vivono in nella Pianura Padana, che presentano quindi delle problematiche tali da poter aggravare le conseguenze del virus. Nello studio effettuato invece dai ricercatori della TH Chan School of Public Health dell’Università di Harvard, guidati dall’italiana Francesca Dominici, su 3.800 contee degli Stati Uniti è stato dimostrato che livelli più elevati di particelle minuscole e pericolose nell’aria, come i Pm 2.5, sono associati a tassi di mortalità provocati dal coronavirus più elevati. Nella ricerca viene evidenziato come l’aumento di un solo microgrammo per metro cubo di Pm 2.5 sia associato ad un aumento del 15% nel tasso di mortalità da coronavirus”, fa sapere il consigliere democratico trevigiano.

“Nei giorni scorsi avevo scritto ad Arpav citando un altro articolo scientifico, un ‘position paper’ frutto della collaborazione tra la Società italiana di medicina ambientale (Sima) e le Università di Bologna e Bari, chiedendo che le conclusioni non venissero liquidate in modo troppo sbrigativo. Nella risposta si dice che è una ‘direzione di ricerca interessante’ ma con conclusioni premature, poiché ‘non esistono studi approvati e condivisi dalla comunità scientifica in grado di dimostrare una maggiore diffusione del coronavirus nelle aree geografiche e nei periodi temporali in cui è maggiore l’inquinamento atmosferico, né in generale, né quello da polveri nello specifico’. Naturalmente l’epidemiologia legata al Covid 19 è ancora in evoluzione, però ci sono numerosi indizi che assomigliano a una prova, così come non possiamo negare che l’Italia è al primo posto in Europa per morti premature legate allo smog. Decessi concentrati, soprattutto, in Pianura Padana”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Notizie più lette