27/05/2020

L'INTERVISTA

Pedriali, una vita nel calcio fra Serie C e Serie D

Intervista a Massimo Pedriali

ADRIA - Massimo Pedriali classe 1971, attaccante prima, allenatore dopo, una vita nel calcio fra Serie C e Serie D. Inizia la carriera da calciatore nel settore giovanile della Spal, con i giovanissimi diventa campione d'Italia, resta nel vivaio spallino e a 17 anni debutta in prima squadra, in C1 (Spal-Carrarese). Non ancora maggiorenne viene venduto all'Empoli dove ha avuto allenatori Spalletti e Guidolin, come compagni Montella, Galante, Birindelli. Ha giocato in Serie C2 con la Centese, il Fiorenzuola, il Mestre e il Pordenone. In Serie D ha giocato anche in altre realtà come Carpenedolo (con Ghirardi presidente) vincendo il campionato, a Chioggia, con la Giacomense, a Porto Viro e ad Adria.

Proprio con l'Adriese è stato prima giocatore e poi giocatore-allenatore in Eccellenza portando in salvo il club. Nell'annata successiva (2009/2010) vince il campionato. Dopo un campionato in Serie D ad Adria approda alla Spal nel settore giovanile, per quattro anni. Nel 2013/14 parte come tecnico della Juniores Nazionale dell'Abano per poi subentrare in prima squadra, in Serie D. Dall'anno successivo fa parte degli allenatori del settore giovanile del Padova, in quest'ultima stagione guida l'Under 14 Nazionale.

La soddisfazione più grande, da calciatore, di Massimo Pedriali?
"Da calciatore aver vinto il campionato da ragazzino, ai giovanissimi con la Spal, perchè indossare lo scudetto sul petto è una sensazione unica. Abbiamo battuto il Torino in semifinale e in finale il Teramo. Poi è stato molto emozionate e una bellissima soddisfazione debuttare in prima squadra".

Com'è stato il passaggio dalla Spal all'Empoli, a 17 anni?
"In quel momento avevo molte richieste. Giravano voci anche per la Serie A dove sarei andato a fare la Primavera, poi fui venduto all'Empoli in C1, in prima squadra. Ero stato catapultato in un mondo nuovo".
Un attaccante con una buona media realizzativa, qualche rammarico o soddisfatto della carriera?
"Sono contento della mia carriera da calciatore perché, alla fine, ho fatto il massimo e non mi posso rimproverare nulla. Essendo un attaccante in alcune annate ho fatto realmente tanti gol, probabilmente potevo fare un salto ulteriore ma il destino è stato questo".

Ad Adria il momento del passaggio, da giocatore a giocatore-allenatore...
"Sinceramente non avevo ancora l'idea di allenare, poi a sei giornate dalla fine eravamo ultimi in classifica e il ds Longato mi ha chiesto di diventare allenatore dopo un confronto con lo spogliatoio. Non avevo niente da perdere, avevo 38 anni, era una buona possibilità anche se eravamo ultimi in classifica e non era facile. Abbiamo fatto quattro vittorie e ci siamo salvati. I compagni mi hanno seguito e nell'annata successiva con qualche innesto abbiamo vinto il campionato rimanendo primi dall'inizio alla fine. Allenare era diventata la mia priorità".

Con il ritorno alla Spal.
"Sì, c'è stata l'opportunità di entrare nel settore giovanile della Spal. Avevo giocato lì ed era il massimo per me tornare dove avevo debuttato da calciatore. Dopo due mesi divento tecnico della Berretti, squadra principale del vivaio. Per due volte ci siamo qualificati per le fasi finali. Sono stato quattro anni a Ferrara".

Da Ferrara a Padova passando per il Thermal.
"Dopo l'esperienza anche in prima squadra ad Abano, Molon mi ha chiamato per allenare uno dei settori giovanili più importanti e con soddisfazione sono ormai da cinque anni a Padova".

Quali soddisfazioni essendo tecnico del vivaio?
"Nell'allenare i ragazzi hai tempo per lavorare, provi e consolidi le proposte; hai soddisfazione nel vedere la crescita quotidiana sia a livello individuale che collettivo".

Nello scorso inverno ha partecipato con successo al Corso Uefa A a Coverciano.

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