06/05/2021

Porto Viro

Il commosso addio all'amato primario

I funerali di Bruno Quadretti, 75 anni: una vita dedicata al la casa di cura

Porto Viro in lutto, è morto Bruno Quadretti

Bruno Quadretti

PORTO VIRO - “Si è fermato un uomo in cui era chiara la coscienza che la vita è eterna per costruire un popolo, una cultura, una civiltà”: queste e parole di don Alfonso, nel celebrare la liturgia funebre di Bruno Quadretti, 75 anni. Il funerale si è svolto nella chiesa di San Bartolomeo, a Contarina di Porto Viro.

Bruno Quadretti era lo storico primario della Casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro. Figlio di Romano Quadretti, fondatore della struttura, e di Rina Zanellato. A concelebrare i funerali insieme a don Alfonso, anche don Stefano, don Carlo, don Gianantonio, don Gastone.

“Con la morte di Bruno la famiglia storica dei Quadretti si assottiglia ancora. Una famiglia legata in particolare al sorgere e all’avvio della Casa di Cura Madonna della Salute, quindi una famiglia che si è dedicata alla cura del territorio e alle sue opere umane e sociali – le parole di don Alfonso nell’omelia - A Paola, Laura, Fabio, Valentina, e Matteo; a Franco e a tutti i famigliari, in questo momento vogliamo esprimere la nostra gratitudine e la nostra vicinanza. Il testimone che Bruno lascia ora passa ai figli e ai nipoti. Siete chiamati a continuare e a completare l’opera che lui ha iniziato. Bruno era il frutto di una buona formazione, in modo particolare dalla sua famiglia. E’ stata fondamentale la presenza del padre e della madre. Una formazione ricevuta nella scuola e nella sua comunità a cui lui era molto legato. E’ stata una persona che si è impegnata a dare una buona educazione, perché, sulla scia del bene ricevuto, questo bene continuasse nella sua famiglia e nella sua vita”.

Don Alfonso ha accennato a Santa Caterina da Siena che diceva: “Non accontentatevi delle piccole cose, perché Dio le vuole grandi. Ed è il cuore grande. Cioè avere un grande cuore allenato alla carità”.

“Bruno ha svolto il suo lavoro con un cuore grande – ha aggiunto - Era stato chiamato ad essere pastore per eccellenza, il primario dei primari. Era una persona di carattere e aveva vissuto una fede come quella di un bambino. Lo ricordo nella fedeltà alla messa della domenica, il suo posto era vicino al confessionale. Ha voluto ricevere l’eucarestia fino a quando è stato possibile, fino alla fine della sua vita e poi la grazia di ricevere il sacramento dell’unzione dei malati. Era una persona con degli impegni grandi, avere un forte carattere, ed era anche semplice come un bambino di fronte a Dio. Oggi lo vogliamo affidare alla Vergine Maria in questo grande momento, perché lei lo introduca all’incontro con il Signore”.

Dopo la messa ha letto un messaggio il dottor Emanuele Donà, il nuovo responsabile del pronto soccorso.

“Ti ho conosciuto in un pomeriggio dei primi giorni di luglio 2021, quando ero venuto a conoscere la realtà del pronto soccorso – ha detto - Oggi mi onoro di ricoprire un ruolo che ti è appartenuto per molti anni. Mi hai accolto con pragmatica semplicità. Ho iniziato la mia esperienza in pronto soccorso senza tante aspettative, subendo il fascino di tutto quello che mi circondava, tanto da intraprendere questo percorso. Anche in questa occasione hai saputo trovare le semplici parole, conscio delle difficoltà che avrei dovuto affrontare. Negli anni in cui ho lavorato sotto la tua direzione ho imparato che su di te si poteva sempre contare, che fosse per la ricerca di un posto letto, per placare qualche contrasto con il personale degli altri reparti o per rispondere alle richieste di chiarimento di qualche paziente. Non mi hai mai negato il tuo aiuto e supporto. Hai dimostrato che con i fatti e non con le parole si ottengono molti più risultati. Ci mancheranno le tue espressioni divertenti, la tua pacatezza e la tua capacità di fare stare tutti tranquilli”.

Anche il figlio Fabio Quadretti ha letto un bellissimo messaggio al padre. “E’ un dovere ringraziare tutti coloro che in Casa di Cura ci sono stati vicini in questo lungo periodo della sua malattia, che lui ha affrontato fino all’ultimo con tenacia – queste le parole - Ha avuto vicinanza e assistenza, che sono andate oltre la semplice gratitudine e che spesso è sconfinata nell’affetto. Vedervi così numerosi passare a dargli l’ultimo saluto è stato per noi motivo di orgoglio e ci ha dato la forza per provare ad accettare in maniera più serena questo momento doloroso. Molti di voi mi hanno detto che è stato un secondo padre, non ho alcun dubbio nel rispondervi che anche voi per lui siete stati una seconda famiglia. Grazie speciale anche agli amici storici del bar e agli amici della caccia, sua grande passione, agli amici del calcio e a quelli delle cene e a tutti coloro che hanno condiviso momenti con lui. L’eredità che ci lascia è un fardello pesante, non so se riusciremo ad essere alla sua altezza, ma il nostro dovere e la nostra idea sono di provarci, imparando dai suoi errori e ascoltando i suoi insegnamenti”. Commosso un applauso finale in chiesa. Quando la bara è uscita dalla chiesa molte persone erano lì ad attenderla e si sono messi in funzione le sirene delle ambulanze.

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