24/10/2020

LENDINARA

La “Casa del Vento Rosa” amplia l’assistenza psicologica

La Casa Albergo fornisce nuove e sempre più appropriate risposte ai bisogni delle persone sofferenti e dei loro cari

Aumentano i servizi all’Hospice, "perché non è un luogo dove andare a morire"

LENDINARA - Il Centro residenziale di cure palliative “Casa del Vento Rosa” di Lendinara amplia l’assistenza psicologica che già eroga, per fornire nuove e sempre più appropriate risposte ai bisogni delle persone sofferenti e dei loro cari. L’obiettivo, ricorda la presidente della Casa Albergo Tosca Sambinello, è che l’Hospice divenga il luogo in cui “non si va a morire”, ma “dove si vive la fase finale della propria esistenza con la propria dignità di persona”, dove la qualità di vita è posta al centro dell’agire dell’equipe di cura e dove anche la famiglia della persona sofferente sia presa in carico e supportata. Ricorda, inoltre, che il servizio è rivolto a persone affette da diverse patologie, sia oncologiche, che non (cardio-circolatorie, respiratorie, neurologiche, metaboliche), caratterizzate da un’evoluzione inarrestabile con prognosi infausta e non più rispondenti a trattamenti specifici. È possibile fruire anche di ricoveri di sollievo di durata limitata, pensati per alleviare le famiglie da carichi assistenziali spesso elevati, oppure per costruire o migliorare le modalità, fisiche e psichiche, con cui affrontare i giorni che verranno. Per accedere al servizio, che è gratuito e continuativo e può accogliere fino a un massimo di 10 utenti, tutti in stanza singola, è sufficiente rivolgersi al medico di medicina generale nel caso in cui il paziente provenga dal proprio domicilio, oppure al medico di reparto nel caso in cui il paziente sia già ricoverato. Potrebbe sembrare, continua la psicologa dell’Hospice Matilde Montresor, che con la pandemia del Covid 19, i valori su cui si fonda il nostro lavoro, “entrare in contatto, farsi vicini, accompagnare, prendersi cura, stare accanto e accudire, siano stati minati e ridotti ad un potenziale pericolo, caricando ulteriormente la sofferenza che ogni percorso assistenziale già di per sé porta; ma in questo tempo sospeso intendiamo stare con la persona sofferente e la sua famiglia”.

La presa in carico psicologica si articola quindi in tre diversi momenti: nella fase precedente all’accoglienza in Hospice, in cui le persone in lista d’attesa e i loro familiari, sono contattati per dar loro sostegno emotivo e facilitare le scelte, spesso dolorose, che devono compiere; nella fase della presenza vera e propria nella struttura, durante la quale la sofferenza dell’utente e della sua famiglia è accolta, ascoltata, compresa e sostenuta; infine, nella fase successiva al passaggio della persona sofferente, dove la sua famiglia sarà accompagnata nel percorso di lutto attraverso la partecipazione a gruppi di auto-mutuo-aiuto e/o l’attivazione di percorsi psicologici individuali.

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