27/10/2020

CONFESERCENTI

"Non si è riflettuto abbastanza sull'impatto che Amazon avrà sul territorio"

Il commento di Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti Metropolitana di Venezia Rovigo

"Amazon, non capisco perché esultino tutti. Avete pensato all'impatto sul territorio?"

CASTELGUGLIELMO - “Stupisce la mancanza di serie riflessioni sull’effettivo impatto del nuova grande struttura Amazon a Castelguglielmo e più in generale su quello della logistica per l’e-commerce. Una maggiore conoscenza dei veri carichi ambientali e dei reali effetti occupazionali dovrebbe consigliare di accogliere questa ulteriore sottrazione di suolo con toni meno trionfalistici”. E’ il commento di Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti Metropolitana di Venezia Rovigo, rimarcando le motivazioni di contrarietà all’apertura di Amazon in Polesine. “Tutti gli studi e le esperienze più recenti evidenziano infatti che queste piattaforme hanno generato ricadute negative sulla concorrenza, sulle comunità di riferimento e anche sui consumatori, ricadute che hanno spinto diversi paesi ad intervenire con regolamenti specifici” le parole di Franceschi.

“E’ evidente che, anche nel caso di Castelguglielmo, siamo di fronte a un fenomeno detto di rent seeking distributivo - prosegue - ovvero la possibilità che hanno alcuni grandi player di offrire sviluppi occupazionali per spingere le amministrazioni pubbliche, consapevoli che la maggior parte degli impatti negativi ricadranno altrove, a favorire la localizzazione di depositi o infrastrutture sul loro territorio. Si tratta della stessa logica che ha favorito il dissennato sviluppo della grande distribuzione extraurbana a cavallo degli anni ’90. Avremmo dovuto imparare che si tratta di una scelta miope e dannosa”.

Confesercenti ricorda anche che, diversi studi recenti, mostrano come il saldo occupazionale complessivo sia spesso negativo e che il risultato sia la chiusura di numerosi punti vendita tradizionali che, oltre alla loro attività specifica, svolgono un ruolo di aggregazione sociale e di contributo alla costruzione e al mantenimento delle comunità e delle identità locali.

Quanto agli impatti ambientali, non vanno considerati solo quelli della struttura in sé, ma anche quelli generati, ad esempio, dai mezzi di trasporto indispensabili per le consegne e quelli relativi allo smaltimento del packaging.

Nella sola Italia, ogni giorno circolano per le strade 20mila furgoni che coprono l’ultimo miglio e la scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha calcolato che l’e-commerce genera un imballaggio il cui impatto ambientale è 10 volte superiore a quello del classico sacchetto di plastica.

“L’ e-commerce non va demonizzato, fa parte e farà sempre più parte del nostro futuro, ma deve essere inserito in un contesto regolamentare uguale a quello in cui operano gli altri operatori del commercio - conclude Franceschi - per questo chiediamo da tempo interventi normativi che riducano le asimmetrie e ripristino un corretto funzionamento della concorrenza”.

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