27/05/2020

CORBOLA

"La Cooperativa sta morendo per colpa del virus e degli appalti"

A lanciare l'allarme è il segretario generale di Fp Cgil Polesine Davide Benazzo

"Troppe le differenze tra lavoratori generate dai tagli alla sanità"

CORBOLA - "Il grido di dolore del mondo del lavoro arriva anche dal mondo cooperativistico. Un mondo che lavora a fianco a fianco con gli enti, erogando servizi pubblici, spesso in appalto e/o in convenzione, in un ruolo troppo spesso sostitutivo di un mondo pubblico sempre più in arretramento, alcune volte, ritengo spesso volutamente, troppo lento e in ritardo nel saper leggere i bisogni e trovare le soluzioni". Lo spiega Davide Benazzo, segretario di Fp Cgil".

"E allora - prosegue -  i cittadini trovano soluzioni individuali, come ad esempio l’ampio mondo delle assistenti famigliari che spesso lavorano in nero, o, ancora peggio, non trovano soluzioni. Il bisogno però, come succede in natura, trova nel tempo una risposta, come ad esempio nella Cooperazione Sociale. Ma quando questo mondo diventa parte e viene assorbito nel mercato, quel mondo flessibile e di risposta sociale ai tanti problemi, viene affondato o si trasforma in azienda, determinando la morte di tutte quelle medio-piccole realtà locali, che, del radicamento del territorio, avevano fatto l’asse portante della propria azione".

"Muoiono sostituite da queste grandi realtà più 'efficienti' ma dove a pagare maggiormente sono i lavoratori, soprattutto i più poveri e fragili, gli stessi a cui, quell’iniziale Dna che era la parte costitutiva di questo mondo, doveva dare maggior risposta.
La parte principale di questo 'mercato' sono gli appalti, sempre più legati al prezzo, tanto che, soprattutto quando abbiamo affrontato la spending review, è diventato lo strumento principale per calmierare i tagli fatti sugli Enti locali e Sanità. Nessun efficientamento della macchina pubblica, semplicemente i problemi sociali sono stati scaricati sulle famiglie e sul costo del lavoro, con le Cooperative Sociali che ne sono diventati il principale strumento, e troppo spesso alibi per gli stessi amministratori".

"Ora infatti, questa parte del mondo del lavoro è tra i settori che più soffre per la crisi indotta dal Covid. Basti pensare ai servizi pubblici alla persona e alle famiglie che negli anni tanti Comuni hanno esternalizzato, come ad esempio gli asili nido, ora sono chiusi e non sanno quando ripartiranno, mentre le Cooperative sociali non fatturano e i loro lavoratori sono in cassaintegrazione, senza sapere quale sarà il loro futuro. Una catastrofe sociale immane di cui ancora non è chiara la portata, anche se nessuno ci sta pensando".

"Infatti malgrado abbiamo più volte richiesta agli enti locali un intervento, anche in base all’articolo 48 del Salva Italia, nessun Comune ha risposto o si è mosso per fare in modo, anche attraverso servizi alternativi alle famiglie e progetti di riadattamento dei servizi, di far ripartire il sistema, sperando che i soldi del capitolo sociale non spesi non vengano dirottati su altri capitoli, determinando la morte di questo settore. Ma al peggio non c’è mai fine e ieri, mentre ricorreva il primo maggio, si è decretata la fine di una realtà pluridecennale del Basso Polesine, la Cooperativa Sociale Corbola Servizi Plurimi che di fatto, anche se le procedure non sono terminate, è in liquidazione".

"Il mercato, di cui sopra parlo - prosegue Benazzo - ha ucciso una realtà di circa 150 dipendenti che è definitivamente morta lasciando dietro di sé circa 25 posti di lavoro persi. Gli ultimi appalti che si sono chiusi, quelli col Ciass di
Corbola, storici per questa realtà, attraverso le gare di appalto, sono passati dal 1 maggio ad altri gestori. Così la lavanderia, sito industriale di Corbola, dove lavoravano oltre 20 persone, è stato chiuso e l’appalto di biancheria per il Ciass verrà svolto da una ditta di Treviso, mentre la ristorazione e le pulizie sono passate alla Dussmann, multinazionale tedesca, e il servizio assistenziale ad una Cooperativa di Reggio Emilia".

"Non entro nel merito della gestione della Cooperativa, e certamente, visto come stanno andando le cose in molte altre realtà, non possiamo accontentarci di pensare che questo sia il dovuto esito di scelte industriali sbagliate; di fatto, motivo principale di quanto scrivo, è che il silenzio assordante delle amministrazioni e della politica su questi drammi è disarmante. Mentre una realtà come questa chiude e lascia per strada circa 25 famiglie, nessuno ne parla dimostrando che per questo territorio il dramma più grande è l’incapacità imprenditoriale del tessuto amministrativo e politico. Intanto il mondo del lavoro, sempre più solo, cerca di raccogliere i cocci di un tornado che come sempre colpisce i più deboli".

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