25/09/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

Nella casa di riposo di Fratta Polesine cresce il contagio

Ecco il bollettino dell'Ulss 5 Polesana, analizzato dal direttore generale Antonio Compostella

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ROVIGO - "Un altro giorno con crescita rallentata del numero di nuovi contagi, a livello veneto. Il che, comunque, non significa che siamo già usciti dalla fase acuta dell'infezione. Fase acuta che durerà ancora, non posso dire con esattezza quanto a lungo". Lo ha detto il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella.

L'andamento del contagio in Polesine. Per quanto riguarda l'andamento del contagio in Polesine, Compostella ha ritenuto di paragonarlo all'andamento dell'infezione in Polesine. Nella nostra provincia, infatti, l'andamento è molto meno brusco, con la crescita che appare rallentata, verosimilmente grazie alle misure di restrizione che sono state prese.

Le nuove positività in Polesine. Nelle ultime 24 ore in Polesine ci sono sette nuovi casi di positività, che portano il numero complessivo a 136 casi di positività nella nostra provincia. Sono una donna del 1979 dell'Altopolesine, venuta in contatto con un caso positivo in ambiente di lavoro, si trovava in isolamento da diversi giorni; un uomo del 1979 dell'Altopolesine, ospite della casa di riposo di Fratta Polesine, area non autosufficienti; si trova in isolamento nella struttura di Fratta Polesine; nella stessa struttura, all'inizio sono risultati positivi altri cinque ospiti, dell'area disabili; una donna del 1969 di Rovigo, operatrice della struttura casa famiglia di Fratta Polesine, si trovava già in isolamento; una donna del 1978 del Mediopolesine, operatrice della struttura di Fratta Polesine, anche in questo caso era già in isolamento; una donna del 1972 residente in Bassopolesine, infermiera dell'ospedale di Rovigo, il settimo operatore dell'ulss 5 trovato positivo, si trova in isolamento domiciliare; ancora, una donna del 1972 del Bassopolesine, venuta a contatto con il caso positivo di un familiare, anche lei si trova in isolamento domiciliare, dove si trovava già da giorni; infine, un'altra donna, sempre del 1972, dell'Altopolesine, operatrice sociosanitaria dell'ospedale di Trecenta, venuta a contatto con un paziente positivo. 

Un caso particolare. Esiste poi il caso di un residente a Este che, a seguito della chiusura dell'ospedale di Schiavonia, era stato ricoverato il 20 marzo in Geriatria. E' sempre rimasto asintomatico e si stava pensando a dimetterlo, quando il tampone, eseguito per precauzione, ha individuato una positivitò, probabilmente preesistente all'arrivo. Il tampone era stato eseguito, in particolare, prima del trasferimento in una struttura residenziale del Padovano. Prima dello spostamento, si è voluto accertarsi che fosse negativo. Purtroppo, non lo era. Secondo l'analisi dell'Ulss 5, quindi, si tratterebbe di una "positività dormiente", forse esistente già al momento dell'arrivo a Rovigo. "Il riscontro di una positività - ha spiegato Compostella - all'interno dell'ospedale, non significa assolutamente che ci sia un focolaio. Tutt'altro. L'importante è andate a intervenire immediatamente, ponendo in isolamento chi di dovere, sia eventuali compagni di stanza, che medici e operatori. E' quello che facciamo ogni volta".

La situazione nella casa di riposo di Fratta Polesine. Nuovi casi di positività, come si vede, anche se, a rintuzzare ogni allarmismo, interviene il fatto che si trattasse di soggetti che già erano stati posti in isolamento in precedenza, grazie al grande lavoro del persona dell'Ulss, interrompendo quindi immediatamente la catena del contagio.

A oggi, quindi, sono sette gli operatori sanitari dell'Ulss positivi. "Un numero inferiore rispetto a quello di altre Ulss - ha spiegato Compostella - Non sempre, tra l'altro, il contagio è da ascrivere al fatto di lavorare in ospedale". Ovvio che per ogni operatore positivo vi siano, poi, ricadute sulla operatività dei reparti, alla luce della necessità di porre i contatti dei positivi in isolamento. Al momento, comunque, nessuna carenza di personale dell'Ulss.

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