05/06/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Altopolesani abbandonati, il San Luca non ha più un vero Pronto Soccorso"

Così Brusco Guglielmo, Rifondazione Comunista Polesana, sulla decisione di trasformare l'ospedale di Trecenta in un covid-hospital

Dal 2002 l'ospedale ha perso 86 posti letto

Guglielmo Brusco, esponente di Rifondazione Comunista

TRECENTA - "Se la notizia che mi è giunta corrisponde al vero - scrive Brusco Guglielmo, Rifondazione Comunista Polesana, in una nota stampa - con Nota del 30 Marzo 2020, il Direttore della Funzione Ospedaliera dell’ULSS 5, Dott. Paolo De Pieri, ha informato i Direttori e Coordinatori Infermieristici degli Ospedali di Rovigo – Trecenta – Adria, il Responsabile delle Professioni Sanitarie, e i Direttori Sanitari della Case di Cura Private (magari per informarli della possibilità di ulteriore utenza) e il Direttore Sanitario Dr. Contato, delle seguenti disposizioni:
1 - Ripristino Integrale della funzionalità del Pronto Soccorso di Adria, attività che era stata rimodulata dal 9 marzo 2020;
2 – Trasformazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Trecenta in “Punto di Primo Intervento di Base” e cioè operante secondo quanto deciso dalla Regione Veneto presieduta da Zaia, come :
- Base medicalizzata di soccorso territoriale
- Assistenza alle persone che si presentano spontaneamente
-Stabilizzazione e trasporto di pazienti al pronto soccorso di riferimento
-Diagnostica di base per screening delle patologie maggiori
- Erogazione di prestazioni sanitarie minori.

Insomma al San Luca da oggi non c’è il Pronto Soccorso!" 

"C’è un Punto di Primo Intervento con 1 Medico, che potrebbe anche non essere presente, magari perché impegnato nel trasferimento di un paziente critico ad altro Pronto Soccorso! La continuità di funzionamento del Punto di Primo Intervento, nel caso di assenza del Medico, sarà garantita da un infermiere dedicato alla struttura. Questo dice la comunicazione del Dott. De Pieri" continua.

"Insomma, per la gravità della situazione, il San Luca di Trecenta sarà svuotato di gran parte dei normali servizi necessari alla gente!!! Gli altopolesani dovranno perciò emigrare per gran parte delle cose che riguarderanno la loro salute (salvo eventualmente il contagio da Coronavirus), anche per il Pronto Soccorso (se avranno qualcosa di importante da affrontare con urgenza)".

"Ma perché, caro Zaia, non avete preso in prestito qualche clinica privata polesana per affrontare il Coronavirus e non avete lasciato che gli altoplesani potessero curarsi normalmente?  Non era possibile avere un decisivo, immediato supporto dei privati, che lasciasse libero e funzionante il San Luca, Ospedale Pubblico della Regione Veneto? Quante visite ed esami, utili alla loro salute, salteranno gli altopolesani, per non poter andare molto lontano? Quanto costeranno economicamente e come disagio, i ricoveri degli altopolesani in altri ospedali più lontani del San Luca?  Detto questo, rinnoviamo l’accettazione per il ruolo imposto al San Luca, che ha visto purtroppo la trasformazione dell’Ospedale di Trecenta in Ospedale del Contagio.
Ma almeno il Pronto Soccorso “normale” per gli altopolesani, Zaia e Compostella non avrebbero potuto lasciarlo funzionante almeno come prima?"

"E per finire, la domanda alla quale solo in parte ha risposto Compostella alcuni giorni fa: Il San Luca, anche per riconoscenza nei confronti degli altopolesani, cittadini più di altri sottoposti a sacrifici per il totale funzionamento del San Luca al servizio Antivirus, ritornerà ad essere l’ospedale con tutti i servizi che aveva precedentemente (in primis il Pronto Soccorso), magari quelli prima dei tagli pesantissimi che Zaia e soci hanno fatto nel 2013? E il Sindaco di Trecenta e gli altri sindaci altopolesani cosa dicono?". 

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