31/05/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

Beccata la fabbrica che produceva clandestinamente mascherine

A condurre l'operazione le Fiamme Gialle

ROVIGO - Scovata una fabbrica clandestina di mascherine, da parte della Guardia di finanza. Una impresa che, secondo le contestazioni, aveva convertito la produzione, senza però ottenere le certificazioni necessarie.

"A seguito alla situazione emergenziale determinata dalla grave epidemia di Covid-19 - spiega la nota stampa della Guardia di finanza - sono sempre più gli imprenditori che decidono di convertire la propria produzione nella fabbricazione di prodotti come gel disinfettante e mascherine, di cui c’è una elevata domanda".

E’ proprio in questo ambito che si colloca l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza - prosegue la nota - di Rovigo che ha intensificato i controlli nel particolare settore. I finanzieri della Tenenza di Lendinara, infatti, seguendo le tracce di una partita di mascherine immesse sul mercato e apparentemente prive dei requisiti essenziali di sicurezza, è giunta a individuare nell’Altopolesine un casolare all’interno del quale era operante un laboratorio di produzione operante a pieno regime".

"A seguito del controllo eseguito è emerso che l’azienda, perfettamente in regola dal punto di vista fiscale, aveva riconvertito la propria produzione fabbricando mascherine senza curarsi però di rispettare le norme previste dalle nuove disposizioni, meno stringenti, in vigore dal 17 marzo scorso. Infatti il D.L. 17/03/2020 n.18 - data la situazione di emergenza nazionale - ha introdotto alcune deroghe alla produzione".

"In base a detta norma chiunque voglia produrre dispositivi di protezione individuale (Dpi) (come sono le mascherine) dovrà inviare preventivamente la documentazione tecnica all’Istituto Superiore di Sanità ovvero all’Inail, a seconda che essi siano destinati all’uso sanitario ovvero ad altri usi. Questi enti, ricevuta la documentazione, entro tre giorni danno l’autorizzazione alla produzione".

"Ove la produzione riguardi mascherine non intese come Dpi, e quindi non destinate a lavoratori che sono tenuti a farne uso, pur non essendo dovuti atti autorizzativi, il produttore deve comunque rispettare le norme sulla etichettatura e sulla destinazione di esse. Il controllo eseguito ha permesso di rilevare che il produttore ha messo in commercio le mascherine senza dichiararne la destinazione d’uso, non aveva avviato alcuna procedura autorizzativa né aveva fornito ai propri clienti (e quindi ai destinatari finali) indicazioni circa il loro corretto uso, in quanto esse risultavano prive di qualsiasi informazione, anche minima, sia con riguardo alle proprie caratteristiche e provenienza".

"Per  questa ragione il fabbricante è stato verbalizzato ai sensi del Codice del Consumo con una sanzione pecuniaria da € 1.500,00 ad € 30.000,00 diffidandolo a mettere in commercio i prodotti senza attenersi alle norme. Nel prosieguo del servizio, ai sensi dell’art. 13 D.lgs. 689/81 sono state sottoposte a sequestro 198 mascherine rinvenute presso due rivenditori e risultate prive di qualsivoglia etichettatura oltre che sprovviste delle istruzioni utili al loro utilizzo. La sanzione per coloro i quali mettono in vendita prodotti privi dei requisiti di legge deriva sempre dal Codice del Consumo e prevede una pena pecuniaria da € 516,00 ad € 25.823,00".

"L’operazione si inserisce nel quadro delle attività condotte dalla Guardia di Finanza a tutela del mercato e della concorrenza ma, principalmente, a tutela dei consumatori, soprattutto quelli più deboli, spesso raggirati da imprenditori poco rispettosi delle regole".

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