19/02/2020

POLESELLA

Raccontare le foibe per non dimenticare

Martedì sera 11 febbraio alle 21, nella sala consigliare del municipio di Polesella, le celebrazioni del giorno del ricordo

POLESELLA - Si sono tenute martedì sera 11 febbraio alle ore 21 presso la sala consigliare del municipio di Polesella le celebrazioni del giorno del ricordo. Relatore principale della serata è stato lo studioso Erminio Colò, insegnante e sindaco di Guarda Veneta, che ha voluto ripercorrere i tratti salienti delle vicende del confine orientale, dai nazionalismi tardo ottocenteschi ai trattati di pace seguiti alla prima guerra mondiale, dal sogno di edificazione di una grande nazione serba fino al fascismo di confine, che con la sua durezza esacerbò lo scontro tra le nazionalità presenti nella zona istriana. Fu la seconda guerra mondiale con l’occupazione nazifascista della Jugoslavia a provocare la nascita di un movimento di liberazione guidato da Tito. E nel 1943 e nel 1945 è possibile inquadrare gli episodi delle foibe, non riconducibili esclusivamente a episodi di eliminazione di italiani, ma anche di eliminazione di ostacoli alla presa del potere da parte dei comunisti slavi. Seguì poi il dramma dell’esodo e la cancellazione della memoria di quegli episodi dolorosi, anche in virtù di un calcolo legato alle relazioni internazionali che vedevano la Jugoslavia non allineata opporsi allo stalinismo.

Il sindaco di Polesella Leonardo Raito ha invece sottolineato i fatti che rendono, ancora oggi, divisivo, il ricordo dei tragici eventi delle foibe. "Occorre - secondo il sindaco - fare significativi passi avanti per consegnare al paese una storia accettata che non è il tema di una memoria condivisa non possibile in quanto soggettiva. Sullo stesso monumento nazionale di Basovizza ci sarebbe da discutere, in quanto se per gli italiani rappresenta la località degli infoibamenti, per gli sloveni è il luogo della fucilazione, avvenuta nel 1930, di alcuni patrioti antifascisti".

Il delegato provinciale dell’Anvgd Daniele Milan ha invece letto una testimonianza della signora Di Barbaro, esule di Pola, che fu a lungo residente a Polesella. Una testimonianza toccante, che prova come per gli esuli il distacco dai luoghi d’origine fu doppiamente sofferto in quanto anche la madre patria italiana accolse in malo modo i 350.000 istriano dalmati che considerava, in un periodo di povertà e di ricostruzione post guerra, come un corpo estraneo.

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