25/05/2020

IL CASO

"Scuolabus schiantato per colpa dell'autista ubriaco" ma per il tribunale non c'è reato

L'episodio aveva avuto rilevanza nazionale, ma è la stessa accusa a far cadere le ipotesi principali di reato

"Ubriaco, ribalta lo scuolabus dei bimbi e fugge". Non era così. Nessun reato

ROVIGO - Il caso, lo scorso 17 maggio, aveva avuto rilevanza nazionale. E, del resto, la vicenda pareva davvero avere tutti gli ingredienti per colpire a fondo l'immaginario popolare: un 51enne romeno, Deniss Panduru, che avrebbe guidato lo scuolabus, sui Colli Euganei, in stato di ebbrezza, si sarebbe ribaltato, coi bimbi a bordo, poi sarebbe fuggito, venendo fermato e arrestato, dopo due ore di corsa a piedi per i colli, dai carabinieri. 

A poco meno di un anno di distanza, però, arriva una notizia che pare ridimensionare - perlomeno dal punto di vista delle possibili conseguenze legali - l'accaduto. Nei giorni scorsi, infatti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla stessa accusa, ossia il pubblico ministero, sulla base anche delle osservazioni della difesa di Panduru, affidata agli avvocati Federico Bardelle e Marco Casellato, di Adria. Significa che la stessa accusa non ha rinvenuto, nella vicenda, alcun estremo di reato.

Per quanto concerne l'accusa di guida in stato di ebbrezza, infatti, è stato osservato come questa sia stata misurata a circa due ore di distanza dai fatti. Non avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che, come detto, il 51enne si era allontanato. Evidente, comunque, come non sia possibile una contestazione, dopo questo arco di tempo, relativa alle condizioni in cui il conducente si sarebbe potuto trovare durante la guida. Tra l'altro, osserva lo stesso giudice, in ogni caso il tasso alcolemico registrato al massimo avrebbe potuto integrare una contestazione amministrativa, non penale.

Più articolate le riflessioni relative al fatto che il conducente si sarebbe allontanato dalla scena dell'incidente. Se, infatti, appare innegabile che lo abbia fatto, dalle testimonianze acquisite in fase di indagini è emerso come lo abbia fatto solo dopo avere personalmente estratto tutti i bimbi dallo scuolabus rovesciato su un fianco, sollevandoli uno a uno ed estraendoli, preoccupandosi poi anche di recuperare gli zaini, mettendo i piccoli in sicurezza, raggruppandoli e assicurandosi che fossero presi in carico dai primi soccorritori arrivati.

Insomma: secondo pubblico ministero e giudice di Padova, davvero impossibile pensare che una condotta del genere possa configurare, dopo l'incidente, un qualche reato. Viene, tra l'altro, ritenuta verosimile la ricostruzione dei fatti che già nell'immediatezza dei fatti rese il conducente. Disse, infatti, già durante l'udienza di convalida, che lui non avrebbe avuto alcuna intenzione di scappare, ma che il contegno delle prime persone accorse lo indusse a temere per la sua incolumità. Temette, in sostanza, un linciaggio, benché nessuno dei bimbi avesse riportato conseguenze serie.

Di tutta la complessa vicenda, quindi, pare destinato a restare in piedi solo il filone relativo alle lesioni personali colpose riportate dai bimbi a seguito dell'incidente. A questo proposito, però, Panduru non è l'unico indagato, dal momento che la Procura, anche sulla base delle dichiarazioni del conducente, che aveva parlato di un mezzo con problemi meccanici, ha allargato il raggio d'indagine.

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