08/05/2021

IL PARERE

Il dramma dei lavoratori fragili nell'era del covid

La riflessione del segretario generale CGIL Rovigo, Pieralberto Colombo

In Polesine erano in 40 ad essere a rischio licenziamento. Ma il tar cambia le cose

Nel perdurare dell’emergenza sanitaria Covid-19 riemerge una criticità che sta creando nuove problematiche e diseguaglianze tra lavoratori, oltre le oggettive forti difficoltà complessive del momento.
Si tratta della categoria dei cosiddetti “lavoratori fragili” (disabili, malati oncologici, immunodepressi o curati con terapie salvavita, ecc). Per questi lavoratori il DL del 17.03.2020 poi convertito in legge n. 27 del 24 aprile 2020 aveva previsto che potessero essere esonerati dall’attività lavorativa, per ragioni di tutela della salute, in quanto particolarmente a rischio di ammalarsi gravemente contraendo il virus Covid-19. Era pertanto previsto che la sospensione dell’attività lavorativa per tale tipologia di lavoratori fosse coperta da malattia (attraverso l’assegnazione da parte del medico curante di uno specifico codice sul certificato medico) equiparata al ricovero ospedaliero e quindi retribuita e non incidente nel periodo cosiddetto di comporto, trascorso il quale l’azienda altrimenti può provvedere al licenziamento del lavoratore, superando il periodo massimo di assenza per malattia.
Dal 16 ottobre al 31/12/2020 il “Decreto Ristori” ha però previsto che per tali lavoratori “fragili” l’esercizio dell’attività lavorativa sia effettuata in modalità agile (smart working) anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento oppure attraverso lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto. Quindi niente più malattia equiparata al ricovero.
Questo ha riaperto per molti lavoratori che si trovano nella condizione di “fragilità” un problema che sembrava superato e che li mette nuovamente o a rischio licenziamento futuro oppure di rimanere a casa con assenza giustificata ma senza retribuzione. Anche nella nostra Provincia svariate decine di lavoratori nelle ultime settimane si sono rivolti alle sedi sindacali per denunciare il problema che riguarda tutte le diverse categorie del pubblico e del privato (dall’industria all’artigianato, fino al commercio e servizi). Ecco perché si amplia il rischio di alimentare ulteriori diseguaglianze.
Il problema si accentua anche perché, nonostante le nostre richieste e solleciti, poche sono le Aziende che si adoperano per attuare davvero quanto previsto dal “decreto ristori” di utilizzo dello smart working - obiettivamente difficile da attuare per determinate professioni – ma anche di attivazione di attività formative che consentirebbero un aggiornamento e crescita a questi lavoratori (di cui godrebbe la stessa azienda), mantenendo così la retribuzione. Ciò a dimostrazione di quanta strada ci sia da percorrere per arrivare davvero a considerare da parte di tutto il mondo del lavoro, imprese in primis, la formazione permanente dei lavoratori come diritto fondamentale e strategico per il futuro.
Noi stiamo continuando a sollecitare in tal senso il mondo delle imprese, anche localmente, ma l’appello è per le Istituzioni a tutti i livelli (lo abbiamo già espresso anche a livello nazionale nei confronti del Governo) perché ci si adoperi per ripristinare quanto prima il precedente trattamento per i lavoratori fragili, previsto nel DL di marzo e successiva legge di conversione di aprile. Diversamente chi già penalizzato oggettivamente per le proprie condizioni di salute continuerà ad essere ulteriormente penalizzato, e di fatto discriminato, in modo grave nel lavoro e nella retribuzione.

Il segretario gen. CGIL Rovigo
Pieralberto Colombo

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0


Notizie più lette