20/10/2020

IL CASO

"Serve cambiare approccio alla cura delle persone, dal business bisogna portarlo al servizio"

Le parole del coordinamento polesano del Veneto che vogliamo

"Le famiglie sono costrette a pagare le rette. E sfumano i risparmi di una vita"

Ieri il personale della Casa di Riposo Opera Pia di Papozze ha manifestato assieme ai comitati familiari delle case di riposo di Badia Polesine, Merlara e Adria. Presenti anche altri operatori impiegati in altre RSA e la cittadinanza. Era febbraio quando le sigle sindacali – CGIL CISL e UIL, che hanno organizzato la manifestazione - a fronte delle scelte di privatizzazione e tagli al personale, avvertivano in modo chiaro sul pericolo di un progressivo impoverimento, di retribuzione, di livello occupazionale e di servizio reso agli ospiti.

Non è un'eccezione quella della Casa di Riposo di Papozze. Quando il profitto guida le scelte, quando il metro di misurazione di un servizio reso a persone anziane e non autosufficienti è quello del taglio di costi e non quello della qualità, si entra in modo inevitabile nello scenario nel quale ci muoviamo oggi. Siamo una Regione che invecchia, siamo una Provincia che invecchia, e oggi invecchiare significa avere davanti a sé mesi, anni, di non autosufficienza, se non di vera e propria lungodegenza. È con occhi diversi che va affrontata questa parte della vita. Non deve rientrare nella bilancia del taglio dei costi, ma in quella della dignità e della qualità dell'assistenza, che, lo ricordiamo, deve essere sociosanitaria. Socio sanitaria, ovvero non un deposito dove essere nutriti e lavati, ma un luogo dove curare anche affetti e bisogni umani, di socialità, di attenzioni. È un approccio che deve partire dal rispetto stesso del personale, dei carichi di lavoro, dei riposi, del diritto ad essere retribuiti.

Oggi non è così. Oggi serve cambiare radicalmente approccio a tutto ciò che riguarda la cura delle persone, togliendolo dalla sfera del business per portarlo in quella del servizio, del miglior servizio. Solo cambiando questo basilare punto di vista si potranno conciliare i diritti di chi lavora con quelli degli assistiti: si salvano entrambi insieme o non si salva nessuno. Noi – persone che compongono IL Veneto che Vogliamo polesano - esprimiamo la nostra solidarietà a tutte e tutti gli operatori di questo importante, quanto mal trattato settore. Lo facciamo chiedendo che questo tema diventi prioritario per le politiche del territorio, cambiando l'impronta data dalle scelte della nostra Regione in questi ultimi 10 anni. Scelte che oggi ricadono in pieno sulle cittadine e cittadini del Veneto, che siano lavoratori, ospiti o famigliari.

Il veneto che vogliamo, coordinamento polesano

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