03/08/2020

IL CASO

"Esonerati dal pagamento degli affitti per la crisi. E i locatari come fanno?"

L'analisi dell'associazione dei proprietari edilizi

"Esonerati dal pagamento degli affitti per la crisi. E i locatari come fanno?"

Riportiamo di seguito l'intervento di Paolo Mercuri, avvocato e presidente di Ape, Associazione della proprietà edilizia, di Rovigo.

Dal 17 marzo scorso, per effetto del decreto "cura Italia", è in vigore la sospensione della esecuzione di tutti gli sfratti sia per morosità che per finita locazione, abitativi e non abitativi,  fino al 1° settembre 2020. Domenica scorsa la Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al decreto "rilancio" che proroga la sospensione  fino al 31 dicembre 2020. 

Si tratta di una misura iniqua, che penalizza ingiustamente chi ha più sofferto e sta continuando a soffrire, delle conseguenze della pandemia, cioè i locatori di immobili. Ci sono casi, nella nostra provincia, di soggetti che hanno stipulato contratti di locazione nel mese di gennaio e non hanno mai pagato nemmeno un solo canone di locazione, continuando purtuttavia ad occupare l'immobile senza nulla corrispondere al proprietario.

L'ulteriore proroga della sospensione va ad incidere profondamente su queste situazioni e sul diritto del locatore di conseguire la remunerazione del suo investimento immobiliare, ed è lesivo del diritto di proprietà costituzionalmente garantito, poichè, di fatto, viene a vietare per quasi un anno, l'esecuzione di provvedimenti giudiziali in favore di migliaia di cittadini che attendono di rientrare in possesso del proprio immobile, anche conseguenti a morosità.

L'intento della sospensione è evidentemente quello di salvaguardare i conduttori in relazione all'emergenza Covid, ma al locatore chi ci pensa? Quest'ultimo può aver perso il lavoro, può trovarsi in cassa integrazione, può essere una partita Iva in crisi, può essere titolare di un contratto di mutuo, può avere in corso costosi interventi di ristrutturazione e spese da pagare, ma tutto ciò non viene minimamente considerato, nè dal legislatore, nè tantomeno dal Comune che pretende comunque le imposte sulla proprietà. 

Ed infatti il 16 giugno scorso, anche sull'immobile di fatto temporaneamente espropriato, il locatore ha dovuto  pagare  la prima rata dell'Imu, per la quale il Comune  non ha neppure disposto un rinvio, nonostante le sollecitazioni.


La prima osservazione da fare, allora, è che gli sfratti bloccati riguardano essenzialmente situazioni sorte e sviluppatesi quando il nuovo Coronavirus era ben lontano dal manifestarsi, ma la beffa ulteriore è che il proprietario deve pagare subito le imposte, mentre il suo diritto di percepire i canoni o di ottenere la restituzione dell'immobile può comodamente attendere. E se da un lato è giusto che anche i conduttori vengano aiutati in tempi di pandemia, sarebbe altrettanto giusto che di tali aiuti si facesse carico la collettività, e non sempre la solita categoria dei proprietari, senza alcuna forma di risarcimento.

Una sospensione generalizzata, inoltre, non tiene conto dell'effettiva esistenza di una situazione di obiettiva difficoltà o di danno, come invece è stato  fatto per altre misure varate dal Governo. Per assurdo  quindi anche il dipendente statale, che non ha subito danni dalla pandemia e non ha pagato il canone di locazione per molti mesi , potrà continuare a "sfruttare"  l'immobile di un proprietario che potrebbe avere il canone di locazione quale propria unica entrata.


Gli effetti di queste sospensioni destabilizzano il mercato, deprimono il valore degli immobili e disincentivano il proprietario dall'affitto immobiliare. Rivolgiamo allora un appello alle Istituzioni e ai Parlamentari del territorio affinchè sia impedito questo ennesimo assalto alla proprietà immobiliare e alle sue fondamenta.

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