30/05/2020

ROVIGO

"Non soffocate l'interporto"

L'intervento della federazione di Rovigo del Partito Socialista Italiano

E-Factory, pace e niente insediamento all'Interporto

L’Interporto di Rovigo è il frutto di una scelta strategica che risale agli anni ottanta. Doveva rappresentare lo sbocco fluviomarittimo alle iniziative economiche del mediopolesine. Partner dell’operazione fu, già da allora, la realtà Veronese che rappresentava per Rovigo un partner commerciale naturale in virtù del tracciato del Fissero-Tartaro-Canalbianco ma anche della Transpolesana che doveva collegare Verona fino al mare. Successivamente il collegamento autostradale con Vicenza allargò lo spazio delle possibili alleanze.

Recentemente, tuttavia, interessi veneziani hanno prodotto la marginalizzazione di Verona dalla Società Interportuale. A conferma di ciò anche le espressioni forti dell’economia polesana orientarono sia la loro associazione che la locale Camera di Commercio verso la fusione-assorbimento con Venezia. Non si tratta ora di chiudere un capitolo per aprirne un altro si tratta di renderle, magari, compatibili in quanto utili. Quello che non è compatibile con il futuro della originale infrastruttura sono i tentativi speculativi che negli anni scorsi hanno caratterizzato le aree (700.000 mq.) che sono a suo corredo per la logistica (Aree di stoccaggio per le merci, magazzini vari, ecc.). Questi ora sono liberi, per fortuna, in forza del fatto che sono state bloccate le citate operazioni speculative. Ma c’è ancora, purtroppo, chi confonde quest’area con gli spazi produttivi che sono destinati a dare un senso alle attività logistiche connaturate all’attività interportuale. Numerosi sono stati i tentativi per la realizzazione di insediamenti speculativi ed inquinanti, alcuni ancora in atto, che altre realtà orientate alla loro bonifica, Brescia e Marghera prevalentemente, hanno tentato innaturalmente di realizzare in quel contesto. F

inora ci sono stati anticorpi sufficienti ad evitare simili incesti pianificatori, ma i pericoli non sono scomparsi del tutto per appagare il desiderio di un’immagine locale più dinamica. Ma non solo. Se vogliamo salvaguardare, quindi, il progetto originario che prevedeva l’interporto come polo logistico strategico occorre modificare la destinazione d’uso delle suddette aree, così come prevedono, tra l’altro, le convenzioni stipulate tra il Comune e gli originari lottizzatori. Diventa, quindi, indispensabile cambiare l’attuale destinazione da aree produttive ad aree per la logistica in quanto salvaguardare l’Interporto significa salvaguardare lo sviluppo economico di Rovigo dotato già di aree produttive proprie oltre che della I3 nelle vicinanze. Basta pensare che l’Interporto di Mantova ha a disposizione 10 milioni di mq. E Marghera ben 90 milioni. Perché lasciare la logistica a Stanghella e Vescovana? Per fare questo basterebbe un semplice provvedimento di Giunta. Il PSI c’è! Avanti!

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
Federazione di Rovigo

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