01/10/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Prevenzione: eterna dimenticata e 'Cenerentola’ del nostro sistema sanitario”

Così Alba Rosito, ex assessore e consigliere comunale a Palazzo Nodari

Un caso di "Legionella" in ospedale a Rovigo

Foto d'archivio

“L’attenzione alla prevenzione delle malattie infettive è stata troppo a lungo oscurata dall’interesse, prevalente, per efficienza e riduzione dei costi”. Alba Rosito esprime ammirazione per i colleghi che sono in trincea e riflette sulla situazione del Sistema Sanitario offrendo un doppio punto di vista, di medico e amministratore: già assessore e consigliere comunale a Palazzo Nodari, è stata anestesista e poi specialista in igiene e medicina preventiva ricoprendo dal1973 al 2018 incarichi di direttore sanitario nel settore pubblico e di consulente nel privato.

"Nell’analizzare il difficile momento attuale, parte da lontano parlando di evoluzione e involuzione. “Produrre tante prestazioni mediche a bassi costi - spiega - è ormai la mission dei responsabili del sistema sanitario nazionale e regionale mentre nel frattempo l’articolo 2 della Costituzione, che parla di ‘diritto alla tutela della salute’ è diventato nel linguaggio comune ‘diritto alla salute’ con conseguente appannamento dell’aspetto, invece centrale, della tutela: ne deriva che è venuta meno quella visione ad ampio raggio necessaria per prevenire possibili rischi a lungo termine come molte pubblicazioni in materia avevano evidenziato”.
Prevenzione, quindi, come elemento centrale su cui il legislatore aveva focalizzato l’attenzione alla nascita del SSN negli anni Settanta ma che poi via via è andata smarrendosi o annacquandosi: “Da punto focale siamo passati ad accessorio, anche perché i risultati non si percepiscono in tempi brevi e quindi non coincidono con i tempi di rinnovo dei mandati, politici e gestionali. Per capirci: chi volesse ostinarsi oggi a segnalare pericoli e investire risorse per prepararsi in modo adeguato ad eventi epidemici non sarebbe considerato un professionista adeguato per occupare pozioni di massima responsabilità”.

Dalla riforma del 1992, infatti, le apicalità non sono più stabili e le direzioni delle aziende sanitarie sono scelte su base fiduciaria dell’organo politico regionale. Ovvero: “La segnalazione attenta di problemi o criticità che possono manifestarsi in tempi non brevi, ha finito per perdere di interesse con i responsabili costretti al dilemma tra possibilità di rinnovo del proprio incarico o segnalazione, spesso rischiosa, di un pericolo non imminente ma che richiede decisioni e destinazione di risorse”. Ne deriva che lo spostamento di fondi dalla cura alla prevenzione è molto raro: in pratica, la lotta alla diffusione dei contagi a lungo termine non è più tra le priorità nell’agenda degli interventi.

“Lungi da me il ritenere che sia venuto meno il diritto dei cittadini ad esser curati - incalza la Rosito - ma resta il fatto che l’attuale ‘consumismo imperante’ di prestazioni sanitarie andrebbe forse studiato in modo diverso e affrontato con coraggio: medicina difensiva, accanimento terapeutico, protocolli di cura eccellenti per chi ne può beneficiare ma inutili per le persone in fase terminale, vengono applicati con spese elevate ma ben pochi benefici anzi spesso con una conclusione non dignitosa della vita. Ritengo che un approccio diverso consentirebbe di liberare risorse da dedicare alla prevenzione a lungo termine intesa in senso generale e non limitata cioè alle epidemie come quella attuale, ma anche ad ambiente, stili di vita o altro”.
Tutto questo senza dimenticare la centralità della “medicina territoriale” da contrapporre all’organizzazione sanitaria “ospedalocentrica”. “Da moltissimi anni se ne teorizza la necessità - prosegue - nella consapevolezza delle molte criticità, una tra tutte il noto rischio di diffusione di germi resistenti proprio in ambito ospedaliero ma anche di tutti gli agenti patogeni contagiosi tra cui virus noti ma anche sconosciuti. Quanto poco si sia però percorsa questa strada anche nel nostro Veneto, dove pure non erano mancate esperienze innovative poi abbandonate, lo testimonia il fatto che i medici di medicina generale, ma ovviamente non solo loro, si sono trovati ad affrontare ’a mani nude’ una battaglia campale che avrebbe invece richiesto piuttosto un ‘armamento pesante’”.

L’analisi della Rosito tocca anche l’assenza di strutture dedicate all’isolamento (“Con l’emergenza HIV degli anni Ottanta si era avviata la costruzione di strutture di isolamento da tenere poi di ‘riserva’ per epidemie future ma ancora una volta l’economicità ha finito per prevalere”) chiudendo sulla centralità degli acquisti, leggasi Consip e Azienda Zero: “La riduzione drastica del numero di fornitori ha privilegiato il ribasso dei costi collegato a grandi volumi di acquisto. Ben venga - conclude - il risparmio ma se prodotti come DPI e attrezzature sanitarie arrivano da lontano, ci sono pericoli evidenti legati alla riduzione della flessibilità di risposta alla variazione della domanda. Forse un osservatorio sui prezzi avrebbe potuto calmierare i costi con meno problemi e ricadute negative: una volta in più sarebbe necessaria quella visione preventiva di lungo periodo che purtroppo nel tempo si è certamente persa per strada”.

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