20/09/2021

Rovigo

La cessione del Censer passa in commissione

Cinque voti su 8, domani il consiglio. Astenuti Menon, Rizzato e Rossini. “Troppi dubbi”

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Il Censer

02/08/2021 - 22:23

ROVIGO - Un dato è oggettivo: una società che ha ottenuto negli anni circa 30 milioni di finanziamenti pubblici, il Censer, ora vale 9,7 milioni di euro. Senza voler mettere in dubbio la valutazione fatta da Deloitte per Auxilia (società di Fondazione Cariparo), qualcosa nella gestione e nelle fortune del Censer ha fatto cilecca, questo è fuor di dubbio.

Ora, sia la Provincia che il Comune provano a uscire fuori dall’ente fieristico, ma più di qualche consigliere ieri in commissione Bilancio (Silvia Menon, Graziano Azzalin), ha provato a dire “e se rimanessimo?”.

La delibera che stabilisce la cessione delle quote del Comune, tuttavia, è stata votata, ieri da cinque consiglieri (Azzalin, Salvaggio, Chendi, Borsetto e Saccardin) su otto, mentre tre dell’opposizione (Menon, Rizzato e Rossini) si sono astenuti. Per convincerli il sindaco Edoardo Gaffeo è tornato dalle ferie (ma c’era anche l’assemblea di As2, vedi servizio a piè di pagina).

Tra i più critici, Silvia Menon (lista Menon): “Mi sono astenuta intanto perché mi mancano ancora dei documenti. E in particolare quelli della vendita del terreno poi diventato in parte studentato e avvenuta nel 2003. Tranne che per lo studentato, Auxilia riconferisce i terreni al Censer. Operazione che non è chiara. Poi mi sono astenuta perché o liquidiamo subito alla fotografia di oggi, senza ipotecare o ipotizzare il futuro, o si ristruttura e stiamo dentro. Qui si sceglie una cosa mista, che vincola il Comune a una serie di impegni. E’ vero che dentro quel centro c’era una finalità pubblica, una storia pubblica, forse era il caso di risanare. E invece, tra gli impegni che non mi convincono, quello a non avanzare azioni di responsabilità nei confronti di chi ha amministrato il Censer”.

Nella delibera modificata che andrà domani in consiglio si rimanda per le valutazioni del deal. Lorenzo Rizzato (Lega) commenta: “Tutte le scelte del cda dal 2013 al 2015 sono state di depauperamento della società. Quello che mi stupisce è che una società che ha beneficiato di 30 milioni di finanziamenti possa valere oggi 9,7 milioni. E’ grave che i dirigenti, né Scalabrin, né Pattaro siano stati chiamati in causa per una valutazione del Comune”.

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