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ECONOMIA

Pesca, agricoltura e prodotti farmaceutici sono i tesori del Polesine che vanno a ruba all’estero

Lo dice l’Istat, che ha messo la provincia di Rovigo sul podio dell’export

Polesine,  campi da Mulino Bianco

ROVIGO - Pesca, agricoltura e prodotti farmaceutici. Sono questi i tesori del Polesine che vanno a ruba all’estero. Lo dice l’Istat, che ha messo la provincia di Rovigo sul podio dell’export, almeno per quanto riguarda i primi nove mesi di quest’anno. La nostra provincia, infatti, è stata quella che ha fatto registrare le migliori performance nel giro d’affari con i Paesi stranieri, assieme ai territori di Arezzo e Gorizia. Maglia nera, invece, per Milano, Torino, Firenze, Bergamo, Brescia, Cagliari e Vicenza.

E anche il Veneto rallenta. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, la flessione tendenziale dell’export è stata dell’11%, con soltanto la nostra provincia a provare a rialzare la testa. E basta guardare quali sono le categorie merceologiche venete più richieste fuori dai confini nazionali per capire i motivi di questo exploit: a parte i prodotti farmaceutici e chimico-medicinali, schizzati - in tempo di pandemia - del 144% rispetto allo scorso anno, sono la pesca e l’agricoltura gli altri settori a far registrare (insieme al comparto energetico e del gas) gli unici segni positivi nelle esportazioni della nostra regione.

Tutto il resto è una debacle: il manifatturiero arretra dell’11,5%, il tessile del 13,8% (con l’abbigliamento, in particolare, che crolla di oltre il 20%), il legno cede il 14,4%, mentre i materiali plastici lasciano sul terreno l’8%.

Ma la ripresa dovrebbe essere arrivata nel quarto trimestre, quando - per il Nordest - è stimata una crescita del 33% nel volume delle esportazioni. E ci vorrebbe proprio perché nei primi nove mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export interessa quasi tutte le regioni ed è più accentuata per Sardegna (-39,9%), Valle d’Aosta (-24,5%), Sicilia (-21,4%) e Basilicata (-21,3%). Le performance negative di quattro regioni come Piemonte (-17,6%), Lombardia (-13,4%), Veneto (-11,0%) ed Emilia-Romagna (-10,6%), spiegano oltre i due terzi del calo su base annua dell’export nazionale. Solo Molise (+31,4%) e Liguria (+1,1%) registrano, nel confronto con i primi nove mesi del 2019, un aumento delle esportazioni.

Nello stesso periodo, la riduzione delle vendite di macchinari e apparecchi da Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, di metalli di base e prodotti in metallo dalla Lombardia e di articoli in pelle, escluso abbigliamento e simili, dalla Toscana contribuisce per tre punti percentuali al calo tendenziale dell’export nazionale. Per contro, l’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo da Toscana e Lazio e di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche contrasta per 1,4 punti la flessione dell’export.

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