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IL CASO

Case di riposo: la Cgil chiede un intervento immediato del Prefetto

Oltre alle difficoltà già esistenti, le Rsa devono affrontare anche il problema delle visite bloccate

"Non paga". Vogliono dimettere una malata di 89 anni. Stop del sindaco

ROVIGO - "In modo drammatico oggi leggiamo sulla stampa quello che per noi ancora una volta rappresenta un fallimento politico nella gestione delle residenze per anziani con la sostanziale ricaduta di tutto questo sui lavoratori e sui famigliari. Il tema sono i tamponi ai famigliari dove, oltre alle oggettive difficoltà a far fronte per la carenza di personale infermieristico che da troppo tempo denunciamo, la Regione “scarica” questa competenza sanitaria alle strutture determinando una situazione che vede le responsabilità, anche di tipo penale nella gestione della pandemia malgrado siano competenze sanitarie, ricadere sulle strutture, su chi vi lavora e su chi ne è il Legale Rappresentante. La conseguenza è ovvia e segue la linea percorsa in questi anni di assenza delle necessarie scelte, ancora più evidenti con la pandemia, con la chiusura delle strutture ai famigliari", intervengono così il segretario generale Fp Cgil Rovigo Davide Benazzo e la segretaria Fp Cgil Rovigo Roberta Denanni a seguito della decisione delle case di riposo polesane di sospendere le visite dei parenti a causa dell'impossibilità di eseguire i tamponi su tutti i familiari in ingresso, così come richiesto dalla Regione.

"Abbiamo denunciato la situazione critica degli infermieri delle case di riposo in forte carenza organica, e il nuovo concorso indetto da Azienda Zero sarà solo l’ultimo dei tanti colpi d’ascia che costantemente si abbattono su questi enti. Carenze generalizzate dove i pochi rimasti si vedono costretti a straordinari per poter garantire l’assistenza sanitaria necessaria alle persone che vi lavorano dentro - continua la nota della Cgil - Abbiamo denunciato che la mancata scelta di riforma e mancato finanziamento del sistema residenziale territoriale a messo in seria crisi il sistema, anche perché, a fronte di un taglio dei posti letto negli Ospedali, non c’è stato il necessario investimento nella medicina del territorio e nel socio sanitario, mentre, soprattutto in territori come il nostro dove l’età media e il numero di anziani sono molto alti, l’esponenziale aumento di bisogno assistenziale e di cure richiederebbe, come il COVID sta ampiamente dimostrando, il riconoscimento del ruolo sanitario che queste strutture stanno svolgendo. Emblematico che nei reparti per anziani degli ospedali del nostro territorio e nei servizi di osservazione breve dei nostri pronti soccorso abbiamo una media dei giorni di degenza tra i più alti del Veneto per l’impossibilità di trovare alternativa nel territorio, mentre, nelle case di riposo, troviamo sempre più Ospiti con un grado di gravità e bisogno".

"Ora il Covid sta solo dimostrando quanto erano corrette le nostre valutazioni, ma a tutt’oggi si continua a chiudere gli occhi e a ricercare a chi “scaricare” il problema, così ogni uno cerca di difendere il proprio ruolo. Il Sindacato che contesta le ricadute sui Lavoratori che lottano e/o fuggono verso la sanità, le strutture residenziali che chiudono con le visite, riducono il costo del lavoro e aumentano le rette ed infine i Famigliari che giustamente protestano perché a fronte di un aumento dei costi ormai insostenibili si vedono venir meno anche la possibilità di poter vedere i propri cari ricoverati. Per questo abbiamo chiesto di mettere ad un tavolo tutti quanti gli attori principali e riteniamo, come sempre successo su temi così importanti e generali, sia la Prefettura l’istituzione più idonea, e dalla quale abbiamo massima disponibilità come avvenuto in questi mesi nell’affrontare la grave pandemia - continuano - Riteniamo necessario che il Prefetto attivi, oltre alle iniziative di confronto già succedute in questi mesi, un ulteriore tavolo specifico tra Conferenza dei Sindaci, Rappresentanza dei Direttori delle Strutture, ULSS e Organizzazioni Sindacali in modo da trovare, sinergicamente, strategie unitarie utili al superamento di queste gravi difficoltà che, oltre a rappresentare una crisi sanitaria, se non seriamente affrontate porterebbero all’implosione di queste strutture".

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