24/09/2020

CULTURA

Alex Britti si racconta a Tra ville e giardini

Intervista al cantautore e chitarrista romano che domani si esibirà a Rovigo

Alex Britti si racconta a Tra ville e giardini

ROVIGO - Tutto il Polesine e mezza regione, lo stanno aspettando. Alex Britti il cantautore e chitarrista romano si esibirà domani all’Area spettacoli Censer di Rovigo, inaugurando la nuova edizione 2020 di Tra ville e giardini, con una tappa del suo tour estivo appena partito.

Lo raggiungiamo al telefono, mentre viaggia sul raccordo anulare di Roma, “un mondo a sé, un’altra città”, come dice lui, fra ambulanze a sirene spiegate e traffico di mezzi di polizia.

Tornare al live, tornare a suonare davanti al pubblico, dopo il lockdown, per uno che ama imbracciare la chitarra fin da ragazzo, è un atto di vita e d’amore verso la musica. Sebbene anche lo stare chiuso in casa abbia portato due frutti importanti: il brano giocoso “Una parola differente” e il calore degli affetti familiari. “Ho fatto soprattutto il papà – dice Alex del suo periodo di quarantena. – Ho un bambino piccolo ed ho passato tanto tempo a giocare con lui, abbiamo fatto di tutto”.


Ad un chitarrista come Alex Britti non si può non chiedere quali siano le sue fonti d’ispirazione musicale e se hanno a che vedere più col virtuosismo o con la tecnica.

“E’ sempre un mix – risponde con la sua cadenza romana. – Si va di istinto, ma la tecnica è importante per migliorare l’uso dello strumento. Però – e cambia tono - chi è troppo tecnico diventa algido, perde calore e perde umanità. E’ importante imparare la tecnica, diventare anche virtuosi, ma ricordarsi che chi ci ascolta è tutta la gente, non solo altri musicisti. Quindi si va di tecnica sì, ma soprattutto di pancia. Io come metodo, opto per studiare tantissimo, molta tecnica, ma poi dimenticarla quando salgo sul palco”. “Quando avevo 14 anni – ricorda i suoi maestri di formazione – ascoltavo soprattutto Carlos Santana. Poi ho scoperto il blues con Stevie Ray Vaughan e poi Freddie King. Questi tre sono stati il mio imprinting, essenzialmente blues, anche se Santana è più latino. Poi sono arrivato a Pat Metheny da cui mi è passato tutto il jazz, e, infine, a Paco De Lucia, il più grande chitarrista di flamenco, morto prematuramente, da cui però, non mi è arrivato tutto il flamenco, perché il flamenco suonato da lui, è un’altra cosa”.


I tuoi tre dischi da ascoltare assolutamente?

“Moonflower, doppio album in studio-dal vivo dei Santana. Couldn’t Stand The Weather di Stevie Ray Vaughan. E sicuramente, Still Life di Pat Metheny”.

In “Una parola differente” ti chiedi quanto è difficile rimanere originale mentre tutto corre ad alta velocità. Appunto, quanto è difficile rimanere originali nella musica?

“Dipende dai periodi storici. Lì sto parlando ad una ragazza, però… - prosegue - dipende dal momento, da quanti anni hai. Quando sei giovane è molto più difficile. Poi con gli anni, impari a non tener conto delle mode, diventi più te stesso, non ti preoccupi più di piacere agli altri. Insomma impari a stare al tuo posto”.

Il tuo ultimo video, forse per necessità, è girato col formato del telefonino con delle schermate Instagram. Com’è il tuo rapporto coi social e pensi che possano aiutare la musica?

“Tutto può aiutare la musica, dipende da come viene usato. Per me il telefonino e, di conseguenza, i social, è una specie di elettrodomestico senza un’anima sua. Il social non è mai il soggetto della frase, i protagonisti siamo noi. Può aiutare la musica perché ti aiuta a comunicare velocemente. Se io da ragazzo scrivevo una canzone nuova non lo sapeva nessuno. Me ne andavo con gli amici a Villa Pamphili a suonare e cantare la canzone; e quelle 20-30 persone attorno a te, potevano ascoltarti e giudicarti. Oggi la canzone la metti sui social e subito tutti ascoltano, potenzialmente da tutto il mondo. La differenza è che si ascolta da un telefonino, quindi senza bassi. – Si ferma a riflettere - E’ un ascolto effimero. Ma bisogna ricordarsi che i social non sono una cosa profonda, sono un passatempo. Ci sono libri profondi e libri passatempo: un conto è il giornaletto di gossip, un conto è leggersi Tiziano Terzani o Henry Miller: il social per me sostituisce i libri passatempo. Il social si sfoglia, non si legge. Va benissimo se lo consideri per quello che è. Se gli dai troppa importanza, sei sbagliato tu non il social. Io non lo uso tanto perché ho già un sacco di cose che mi va di fare quando ho tempo… “. “Una parola differente – riprende tornando al suo ultimo brano - è un video girato col telefonino, perché eravamo in pieno lockdown, non si poteva fare niente. Lo spirito era di esorcizzare certi stati d’animo, parlare di lockdown senza dichiarazioni di tristezza. Fare una cosa divertente. Girarlo da solo non è nel mio stile, così ho preferito chiamare gli amici e chiedere di farsi un video selfie”.

“Una parola differente” è solo un divertissment o è il preludio di un nuovo album?

“Tutt’e due! Divertimento sempre, quando faccio musica. – E si sente la convinzione nella voce. - Però anticipa un pochino il nuovo album, che avrà sonorità molto diverse, e che uscirà forse nel 2021. Queste due ultime uscite (parla di “Una parola differente” e di “Brittish” uscito a gennaio, ndr) sono due scherzi, due atmosfere giocose”.


Cosa ascolteremo domani sera al tuo concerto?

“Tutte le canzoni di sapore blues e jazz con le quali sono nato artisticamente. Prendo qualcosa da tutto il mio repertorio”. Poi un ricordo: “Sono stato ancora a Rovigo, tanti anni fa, so che era d’estate, all’aperto, con dei resti di un castello… - nomina un locale ancora esistente. Poi un saluto a Tra ville e giardini: “Ci vediamo stasera e spero che il pubblico si diverta”.

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