08/07/2020

AGRICOLTURA

Il Polesine è il nuovo granaio d’Italia

Con 16mila ettari a grano duro e 28 milioni di euro in valore di produzione, la pianura padana si candida a nuovo tavoliere d’Italia

Fusariosi, 200 agricoltori colpiti

ROVIGO - Con 16mila ettari a grano duro e 28 milioni di euro in valore di produzione, la pianura padana si candida a nuovo tavoliere d’Italia. I cambiamenti climatici hanno spostato alcune colture storiche del sud verso il nord - spiega Coldiretti Veneto - la crescita del 26% del valore nell’ultimo decennio, in gran parte dovuto all’aumento della superficie investita nelle province più interessate (Rovigo e Padova) lo conferma.

In particolare a crescere è stata la superficie coltivata a grano duro, aumentata del 42,8% tra il 2015 e il 2018; così come quella dedicata al frumento tenero, che ha fatto registrare una crescita del 17,6%. Aumenta anche la superficie coltivata ad orzo, che nello stesso periodo si è ampliata del 17,6%. Di converso, cala l'incidenza del mais, che in Polesine rappresenta una coltivazione storica: la superficie dedicata negli ultimi tre anni si è ridotta addirittura del 27,8%. In contrazione anche il riso, che fa registrare una perdita del 16,6% dal punto di vista del terreno, e addirittura del 27,1% per quanto riguarda il valore economico prodotto.

Ad incidere sulle performance del comparto la decisione di alcuni grandi marchi della pasta italiana che hanno scelto la filiera del Made in Italy 100%.

La produzione di quest’anno, dopo i timori per la siccità ad aprile, sembra presentarsi in linea con la media delle stagioni passate - commenta Coldiretti Veneto - grazie alle piogge di maggio e giugno. Situazione rilevante per il Triveneto in controtendenza con i cali previsti sul territorio nazionale (fino al 20%) dovuti al periodo siccitoso.

Il Veneto rimane comunque il cuore produttivo: è sempre il frumento - spiega Coldiretti Veneto - che continua ad essere seminato, secondo i dati sono 95mila gli ettari per un valore di 112 milioni di euro, Le bizzarrie del clima hanno influenzato la superficie a mais, coltura storica per il territorio, calata significativamente. Tra le colture industriali, cresce in modo importante la soia (il Veneto rappresenta il 45% della produzione nazionale), sia per l’effetto di sostituzione con il granoturco che per la buona adattabilità all’area veneta. Da tenere presente che la soia, in quanto coltura azotofissatrice, migliora la fertilità dei terreni, necessitando di minori input chimici, tant’è che è considerata coltura green dall’Ue.

Il Veneto, tra l’altro, si conferma una terra vocata alla convocazione dei seminativi e delle grandi colture, tuttora principale indirizzo agronomico degli imprenditori agricoli regionali.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Notizie più lette