15/08/2020

CONSVIPO

L'allarme: "A rischio il posto per 84 lavoratori di pubblica utilità"

Confcooperative: "Con lo stop di Consvipo restano nel limbo i beneficiari dei lavori socialmente utili"

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ROVIGO - Con il Consorzio per lo Sviluppo del Polesine che sta per avviare formalmente la liquidazione e quindi non è più nelle possibilità di gestire le progettualità, neanche quelle già in fase esecutiva, si apre uno scenario preoccupante anche per le attività utili per la ricollocazione delle persone in situazione di fragilità sociale al lavoro. Un ruolo che Consvipo ha avuto in questi anni, raccogliendo le risorse di Comuni e Fondazione Cariparo per candidare in Regione progettualità per sostenere le politiche attive del lavoro, i progetti dei Lavori di Pubblica Utilità.

“Per il 2019 la Regione Veneto ci ha cofinanziato due progettualità, una per l’Alto Polesine e l’altra per il Basso Polesine ora la direzione dell’ente ci ha comunicato non solo dell’impossibilità di Consvipo di proseguire nel ruolo di regia che aveva, aspetto già noto, ma anche che non c’è stata nessuna disponibilità dei comuni a fare da capofila al posto del Consorzio stesso.”

Così interviene Simone Brunello, direttore provinciale di Confcooperative, che con il proprio centro servizi ha sempre svolto il ruolo di organismo tecnico per il Consvipo e i Comuni su questi progetti finalizzati all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e deboli, “in una posizione defilata per evitare che l’attenzione potesse cadere su chi sta cercando di dare un aiuto, noi e soprattutto le nostre cooperative sociali, piuttosto che su quelli che devono essere i veri protagonisti: le persone in cerca di occupazione.”

Si tratta di due bandi presentati con ai sensi della DGR n. 541/2019 e finanziati per un importo complessivo di più di 700.000 euro: “Due terzi delle risorse sono messe a disposizione dalla Regione Veneto – precisa Brunello – e un terzo dai trenta Comuni che hanno partecipato ai progetti tra Alto, Medio e Basso Polesine, e dalla Fondazione Cariparo che da sempre interviene con generosità per il sostegno di azioni di inclusione sociale.”

Il progetto vede coinvolti, in molti casi già sezionati dai Comuni con apposite procedure, ben 84 beneficiari: “Sono persone che facevano fatica a rientrare nel mondo del lavoro già prima della pandemia, ora è ancora più complicato ed è disarmante pensare che non ci possa essere almeno questa possibilità”, afferma Brunello.

Il progetto prevede una prima fase in cui si lavora con ogni singolo beneficiario in percorsi di orientamento e di supporto che spesso si rende necessario per i vissuti di tante persone in una situazione di fragilità sociale o comunque in difficoltà: “In questa fase lavoriamo sugli elementi principali per consentire loro di affrontare al meglio l’esperienza lavorativa che è poi il cuore del progetto – precisa Brunello – Queste persone vengono infatti assunte per sei mesi dalla rete delle nostre cooperative sociali del territorio che accompagnano passo a passo queste persone nei lavori di pubblica utilità che i Comuni hanno individuato nei loro siti locali.”

Si tratta di servizi per la sorveglianza e l’apertura di spazi pubblici quali biblioteche o parchi, lavori straordinari di manutenzioni di aree verdi, piccoli interventi di sistemazione in edifici che abbisognino di qualche riparazione oppure di una tinteggiatura ad una stanza di una scuola o un qualche altro intervento simile.

“Abbiamo chiesto alla Regione un incontro per capire cosa si può ancora fare qualcosa per non perdere questa possibilità – conclude Brunello – Capiamo i comuni che possono avere fatica ad ereditare come soggetto capofila un progetto complesso non solo per le attività ma anche per la gestione economica e finanziaria. E allora vorremmo provare a capire se è possibile un “piano B” perché altrimenti la rinuncia al progetto, o l’attuale inerzia che è sostanzialmente la stessa cosa, ci porterebbe ad una sconfitta per tutto il nostro territorio.”  

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