28/10/2020

GUARDIA DI FINANZA

Bancarotta e frodi fiscali: le fiamme gialle hanno confiscato 15 veicoli e tre milioni di euro

Massiccia operazione della guardia di finanza nell’ambito di un’indagine per bancarotta fraudolenta

Meccanico e super evasore fiscale nelle auto d'epoca e da rally

La Guardia di Finanza

ROVIGO - Una massiccia operazione della guardia di finanza ha portato al sequestrato di 15 vetture e di somme per complessivi tre milioni di euro nell’ambito di un’indagine per bancarotta fraudolenta e reati fiscali plurimi che ha condotto in carcere un imprenditore 61enne residente in provincia di Foggia e ha visto finire denunciate a piede libero altre quattro persone. L’indagine, condotta dai militari della guardia di finanza di Bologna, in collaborazione con il comando provinciale di Foggia, ha fatto scattare perquisizioni di locali anche in provincia di Rovigo.

Alla fine, è stato anche disposto il sequestro preventivo di 15 autovetture e somme fino all’ammontare di 1,95 milioni di euro quale provento del reato di bancarotta, e il sequestro preventivo per equivalente di beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie fino all’ammontare di un milione di euro, pari al valore delle somme sottratte al pagamento delle imposte.

In particolare, nel corso delle attività, è stato anche rintracciato a Treviso, e arrestato, un soggetto indagato nell’ambito dell’operazione, sul quale pendeva un ordine di carcerazione per reati connessi al traffico di stupefacenti. Le indagini eseguite dal nucleo di polizia economico finanziaria di Bologna hanno consentito di far luce sulle vicende relative al fallimento di una società operante nel settore della compravendita di autovetture ed altri beni, nella zona di Cerignola, e la cui sede è stata successivamente trasferita a Bologna. Gli approfondimenti condotti hanno permesso di delineare numerose condotte illecite, poste in essere dal principale indagato che, nell’arco di circa cinque anni, si è reso responsabile non solo di reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e operazioni dolose, ma anche dei reati di natura tributaria di dichiarazione infedele, omessa presentazione di dichiarazioni fiscali e distruzione di documentazione contabile.

In particolare, le indagini hanno permesso di evidenziare l’esistenza di un preordinato progetto delittuoso consistente, in una prima fase, nel far “sparire” la società, spostandone la sede a Bologna, in un indirizzo in cui risultava sconosciuta e quindi irreperibile, e intestando le quote e le cariche a soggetti prestanome nullatenenti; successivamente, l’attività commerciale veniva proseguita in regime di completa evasione di imposte (senza assolvere agli obblighi di registrazione, dichiarazione e versamento delle imposte) e con truffe a danno di ignari fornitori. Questi ultimi, dopo il versamento di alcuni acconti, ricevevano in pagamento assegni postdatati privi di copertura o resi irregolari alla data dell’incasso. L’irreperibilità della società e degli amministratori rendeva vano anche qualsiasi tentativo, da parte dei creditori, di poter far valere le proprie spettanze.

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