28/10/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Le positività e i ricoveri continueranno fino a giugno"

Così il direttore generale dell'Ulss 5, Antonio Compostella

Coronavirus, giovane anestesista in terapia intensiva dopo il contagio

ROVIGO - Prosegue, a livello regionale, la riduzione dei posti letto sia in area Covid che in Terapia intensiva. Lo ha spiegato il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella. "Le ipotesi per il prossimo futuro - ha proseguito - parlano comunque di positività e ricoveri, anche per la Terapia intensiva, per almeno una quindicina di giorni, per i ricoveri in area non critica, invece, potrebbero prolungarsi sino a giugno". Queste le stime degli esperti in Regione. Il che non significa che dopo giugno non ci saranno più contagi, ma che, oltre questa data, non ci sono ancora previsioni organiche e complete. "Le riaperture, quindi - ha proseguito - arriveranno senza dubbio in presenza di coronavirus e la possibilità di contagi sarà reale e attuale".

"Poi, dovremo capire cosa accadrà in autunno - ha detto ancora il direttore generale - per capire se, come credo possibile, avremo una recrudescenza di epidemia da coronavirus".

I contagiati in Polesine. Una signora del 1972, del Mantovano, ma che lavora in ospedale a Rovigo, probabilmente il contatto è avvenuto a livello famigliare; una donna del 1969 di Rovigo, operatrice dell'ospedale di Rovigo, del pronto soccorso di Rovigo, la positività è emersa nel corso dello screening perché prima era del tutto asintomatica; una donna del 1964 dell'Altopolesine, oss dell'ospedale di Rovigo, come i casi precedenti si trova in isolamento domiciliare; una donna del 1974 del Mediopolesine, operatrice di una ditta di pulizie, è in isolamento. In Altopolesine, poi, ci sono tre contagiati in famiglia: padre del 1967, due figli del 1993 e del 2000, in precedenza era risultata positiva anche la moglie. "In questi casi - spiega Compostella - stiamo proponendo di trascorrere l'isolamento famigliare in uno spazio allestito in ospedale a Trecenta, ma, al momento, nessuno ha accolto questa possibilità. Noi, da parte nostra, non possiamo costringere qualcuno a passare l'isolamento in ospedale, dal punto di vista normativo. Non esiste la possibilità di costringere una persona positiva, ma asintomatica, ad andare in ospedale". Ancora, una signora del 1964 del Mediopolesine, per la quale ancora non si è risaliti all'origine del contagio; infine, un uomo del 1968 dell'Altopolesine, venuto a contatto con un caso positivo, in isolamento domiciliare.

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