22/10/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

Due nuove vittime del virus in Polesine

Ecco il bollettino del direttore generale dell'Ulss 5, Antonio Compostella

La buona notizia: 38 ricoveri in meno a causa del virus

ROVIGO - Ancora due decessi, nelle ultime 24 ore, a causa di Coronavirus. Lo ha annunciato il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella. Per il secondo giorno consecutivo, quindi, si contano due vittime.

I deceduti. Nel pomeriggio di giovedì 9 aprile, si è spento un uomo del 1932 del Mediopolesine, Remo Liboni, 88 anni, di Bagnolo di Po. "Questo non significa in alcun modo che in questo Comune - spiega il direttore generale - vi sia una situazione maggiormente grave rispetto ad altri. Si tratta di aspetti casuali, il decorso delle vittime non ha nessun nesso causale con i vari territori polesani interessati". Era entrato in Malattie infettive il 29 marzo, ha avuto un decorso particolarmente complesso, entrato con un importante quadro clinico dal punto di vista respiratorio, che si innestava su un quadro preesistente già serio. Dopo una prima fase stazionaria, la complicazione e il decesso. Alle 9 di venerdì 10 aprile è invece morta una donna del 1933 di Adria, Favilla Gallo, 86 anni, ricoverata in Geriatria dal 5 marzo. Aveva già importanti problemi cardiaci, quindi era stata portata in area Covid a Trecenta. "Come sempre, alle famiglie vanno le condoglianze mie e dell'azienda", ha spiegato il direttore generale.

I nuovi contagiati. Numeri piuttosto alti, purtroppo. Una donna residente a Rovigo del 1961, venuta a contatto con un caso positivo, risulta asintomatica, è stato eseguito il tampone a seguito della notizia del contatto, si trova in isolamento domiciliare; un signore del 1955 dell'Altopolesine, venuto a contatto con un caso positivo in ambito familiare, ha cominciato a manifestare sintomatologia, ha contattato l'Ulss ed è risultata positiva, resta in isolamento domiciliare; un uomo del 1931 di Rovigo, ricoverato in geriatria a Rovigo, dove è presente un focolaio, tanto che il reparto è stato chiuso a nuovi ricoveri, per sanificazione, con i pazienti spostati a Medicina di Rovigo o di Adria, mentre i pazienti positivi si sposteranno a Trecenta, ospedale Covid; ci sono poi sette casi di positività che sono riconducibili al contatto con un caso positivo per il quale non erano stati riferiti al personale dell'Ulss nel corso della ricostruzione dei contatti del primo caso, tutti del Bassopolesine: si tratta di un uomo del 1978, una donna del 1973, una donna del 1969, una donna del 1965, una donna del 1998, una donna del 1990, un uomo del 1981; questo per quanto concerne le sette positività delle quali si diceva; riprendendo l'elenco, poi, c'è un uomo del 1976 del Mediopolesine, che lavora come oss in una struttura del Padovano, dove potrebbe essere venuto in contatto col virus, si trova in isolamento domiciliare; una donna del 1951 dell'Altopolesine, venuta a contatto con un positivo, si trova in isolamento domiciliare; una donna del 1962 del Bassopolesine, oss in una struttura del Ferrarese, dove potrebbe essere venuta in contatto col virus; un extracomunitario domiciliato a Rovigo, anche se non è chiaro dove, ricoverato in Malattie Infettive a Padova, si sta cercando di ricostruire residenza e contatti; poi, tre situazioni di positività del nucleo disabili degli Istituti Polesani di Ficarolo, uno dei quali, il più anziano, del 1953, è stato ricoverato in Malattie infettive, mentre gli altri rimangono in isolamento; una donna del 1943 dell'Altopolesine, per la quale non è stata chiarita la dinamica del contagio, è stata ricoverata in Malattie infettive; un uomo del 1946 del Mediopolesine, un altro degente di Geriatria dell'ospedale di Rovigo, sarà trasferito in area Covid a Trecenta.

L'analisi. "Numeri alti, quindi, con due morti e 19 nuovi casi contagiati - spiega Compostella - ma non significa che siamo ripiombati nel pieno del contagio. Stiamo raccogliendo quanto è stato 'seminato' nel periogo precedente. Non siamo quindi di fronte a un peggioramento o a una recrudescenza del contagio. Gran parte del virus è stato 'tolto dalle strade', rimangono alcune origini di contagio individuate e per le quali si sta procedendo alla messa in isolamento, per interrompere la catena del contagio".

I tamponi. Sino a giovedì 9 aprile compresi, siamo a 6500 tamponi, eseguiti sui casi sospetti, sul personale aziendale, su ospiti e personale delle case di riposo, per gli operatori della Protezione civile. A questi si sono poi aggiunti i test rapidi, quasi 2500 quelli eseguiti nelle case di riposo, per eseguire una prima "scrematura" per capire quasi istantaneamente quali siano, poi, le persone da sottoporre all'accertamento del tampone, comunque necessario.

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