22/10/2020

CORONAVIRUS

Masin contro chi polemizza: "Pensate a medici e infermieri e non parlate di ciò che non sapete"

Il consigliere Matteo Masin non le manda a dire ai consiglieri di opposizione: "La distribuzione? E' stato un problema non sapere quante mascherine sarebbero arrivate"

"Mutui? Non sono solo debiti"

ROVIGO - "Voglio intervenire in merito alla polemica sulla distribuzione delle mascherine nel capoluogo, fermo restando che il mio giudizio, sulla fornitura, da parte della Regione, di quelle che, nelle intenzioni dovrebbero essere 'mascherine', è assolutamente critico - chi può vederle, toccarle si può rendere conto del senso di precarietà, che possono trasmettere, oltre alla consapevolezza che si tratta di qualcosa che puoi mettere una volta", inizia così il commento sul "caso mascherine" nel capoluogo di Matteo Masin, consigliere del Forum dei Cittadini, lista civica a sostegno del sindaco Gaffeo.

"Il problema sta tutto nella fornitura, graduale, da parte della Protezione civile regionale, delle mascherine: mentre i Comuni piccoli hanno fatto con facilità il porta a porta, la città di Rovigo, ha dovuto individuare delle priorità con le prime mascherine che sono arrivate, scegliendo le categorie più fragili e bisognose di maggior protezione (anziani soli, over 65, disabili) - spiega Masin - Non si sapeva, esattamente, quante mascherine sarebbero state fornite dalla Protezione Civile, sicuramente meno del numero di abitanti della città di Rovigo. Quando si è avuto la sicurezza di quante sarebbero state e quanti avrebbero potuto distribuirle (circa 70 volontari), si è potuto decidere il da farsi: 14.000 mascherine, imbustate, saranno consegnate, porta a porta, nelle frazioni, con il volontariato, per evitare che la gente, dalla periferia, si sposti in centro".

"Detto questo - continua il consigliere del Forum - quello che stride, è che tutti si sono affannati a contestare che individuare quattro punti su cui concentrare la consegna (perché, di questo si poteva trattare, allora, se non fossero arrivate altre mascherine per coprire, almeno, il numero dei nuclei residenti), era un errore, come se non fossimo coscienti di quello che potevamo fare, ma nessuno dei miei colleghi si è posto il problema di altre mascherine, quelle che dovrebbero essere date in dotazione a chi opera in prima linea, in questa guerra subdola, contro un nemico invisibile e spietato, a cominciare dagli operatori sanitari del nostro ospedale civile. Perché il problema non sono i cosiddetti "reparti covid", lì i dispositivi di protezione individuale ce li hanno. Il grosso problema sta nei reparti considerati "No Covid", reparti dove si possono registrare casi di positività da contagio (com'è successo di recente anche a Rovigo), che sono stati chiusi per la sanificazione e gli operatori che vi operavano sottoposti a tampone. Ma non sono stati adeguatamente tutelati: nel momento in cui non si hanno ancora i referti dei tamponi, di operatori e pazienti, come fai a considerarlo reparto "no covid"? E quindi a lavorare, senza neanche una mascherina Fp2 che è quella che protegge l'infermiere o il medico dal degente? Mentre quella chirurgica protegge il paziente dall'operatore, quest'ultimo è a rischio se il degente è positivo! E, in urologia, c'è stato un caso positivo, portato in terapia intensiva, il giorno dopo un altro positivo, portato in reparto covid e, poi, altri 7 pazienti positivi, per cui è stato chiuso il reparto per la sanificazione. Ma, nel frattempo, quasi tutti, infermieri e medici, hanno continuato a lavorare senza le giuste protezioni. Al primo campanello d'allarme di lunedì dovevano provvedere subito a mettere tutto il personale in sicurezza, non continuare a farli lavorare una settimana di turni senza protezione. E, in quel reparto, in una settimana, operano circa 60 persone".

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