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CORONAVIRUS IN POLESINE

"La preoccupazione principale è la sicurezza dei lavoratori"

L'analisi di Federica Franceschi, segretario provinciale Filctem Cgil di Rovigo

"La preoccupazione principale è la sicurezza dei lavoratori"

"Sono ormai trascorse due settimane dallo stato di crisi sanitaria annunciata dal Governo e da quando quindi il sistema e il modo di lavorare hanno subito delle sostanziali variazioni". Comincia così l'analisi di Federica Franceschi, segretario provinciale Filctem Cgil di Rovigo.

"In una categoria come la Filctem Cgil - prosegue - che raccoglie lavoratori dal settore del manifatturiero tessile all’energia, lo spazio di manovra per un’analisi è sicuramente ampio e non immediatamente riassumibile. Che il settore manifatturiero legato al tessile e al calzaturiero fosse il primo ad arretrare con la produzione era presumibile già nelle prime disposizioni del Governo e pertanto il ricorso agli ammortizzatori da parte delle aziende è stato pressoché immediato. E’ importante però il segnale che alcune realtà anche nella nostra Provincia stanno riconvertendo parte della produzione per la realizzazione delle mascherine".

"Si attendeva - prosegue la sindacalista - un drastico intervento sui settori della gomma plastica, in particolar modo sulla produzione dei tubi e raccordi che invece hanno visto anche nell’ultimo allegato la deroga per la produzione, determinando il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria solamente per le realtà industriali che hanno o deciso di prevenire i rischi derivanti dalla continuità produttiva o che hanno effettuato valutazioni di ordine finanziario/economico anche alla luce del fermo del mercato edilizio".

"Siamo comunque ben distanti da un drastico rallentamento della produzione che, ricordiamo, sul territorio rappresenta un distretto non di poco conto e con numeri di presenza industriale e di addetti al settore non irrisorio. Le preoccupazioni chiaramente vanno al personale, chiedendo alle aziende di garantire al massimo la sicurezza e ridurre al minimo essenziale la capacità produttiva al fine di consentire accanto alla contrazione della forza lavoro una riduzione dei quantitativi.  Inutile intervenire sul personale riducendo la presenza se poi si pretende che gli standard produttivi vengano mantenuti. Se da un lato si riducono i rischi da contagio dall’altro si creano tensioni e ritmi di lavoro che non paiono in nessun modo giustificabili".

"Analoghe considerazioni si possono muovere per settori della chimica rientranti in produzioni accessorie che avrebbero sin da subito dovuto limitare la produzione e rimodulare pertanto i ritmi di lavoro e l’organizzazione per soddisfare esclusivamente il mercato legato ai settori necessari, riducendo o addirittura interrompendo temporaneamente la produzione destinata al mercato che fuoriesce dall’agroalimentare e/o farmaceutico. Si riscontra invece l’enorme difficoltà che si ha nell’ottenere questo risultato, nonostante l’operatività del Comitato di verifica e applicazione del protocollo in cui le Rsu ed Rls evidenziano le criticità che si registrano in base alle decisioni assunte".

"Ciò che ha richiesto e continua a richiedere attenzione è il settore della chimica in particolare la farmaceutica e la parte legata all’industria agro alimentare che continua a produrre. Qui è assolutamente necessario che il Comitato previsto dal punto 13 del Protocollo sia operativo e costituisca da camera di regia delle operazioni. Laddove esso è entrato in funzione immediatamente e con ampia capacità di confronto con le direzioni aziendali gli effetti sono stati pressoché immediati e hanno permesso di riscontrare con tempestività anche le situazioni più difficili ove presenti ad esempio casi di positività da covid19".

"Questo sta a significare un aspetto non di poco conto ovvero la necessità di sinergie tra che dirige e chi opera nelle fabbriche con il supporto delle competenze mediche e tecniche di prevenzione e protezione. Valutazione diversa richiedono i settori dei servizi essenziali di erogazione di energia, gas e acqua, in cui la limitazione delle attività è stata messa in atto riducendo all’essenziale l’operatività. Le difficoltà maggiori quindi, se da un lato rispecchiano quanto sopra descritto, dall’altro chiedono di affrontare questioni di organizzazione del lavoro inconsuete per i settori che, portando a una riduzione del personale operativo e impiegatizio, si scontrano con difformità di utilizzo degli strumenti consentiti dal protocollo e dagli accordi di settore incidendo a volte in maniera iniqua sulle condizioni dei singoli lavoratori mediante disposizioni di fruizione ferie o utilizzo dello smart working senza un’equa ripartizione di tali strumenti o addirittura paventando gli ammortizzatori come ultima ratio a discapito di pochi".

"Non siamo in una fase di trattativa sindacale: siamo nel pieno dell’emergenza sanitaria e i ruoli in questo caso non possono trincerarsi dietro all’ormai triste contrasto tra capitale e lavoro, perché in questo difficile momento trova solo una triste e malefica declinazione cioè scegliere tra la produzione e la sicurezza dei lavoratori quando invece qualora la prima venga definita necessaria la seconda rappresenta l’unica barra attorno a cui deve gravitare ogni scelta e ogni intervento".

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