18/09/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

"I nostri guerrieri sono tutti in prima linea senza protezioni"

L'intervento di Davide Benazzo, segretario della Fp Cgil, sulle condizioni in cui lavorano medici, infermieri e operatori della sanità in Polesine

Sale sulle ferite del paziente, prosciolto l'infermiere

ROVIGO - "Noi lo stiamo urlando da settimane, le associazioni professionali, dei medici e delle professioni sanitarie in primis, lo chiedono a voce univoca: tutelate i lavoratori della sanità e del sociale. Leggendo quanto scrive Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, vengono i brividi per quello che, dal Governo centrale, alla nostra Regione fino alle singole aziende sanitarie e alle strutture residenziali si sta attuando, anzi si sta omettendo, in questa grave crisi dove alla fine conteremo i morti". Inizia così la lunga nota del segretario dalle Fp Cgil, Davide Benazzo, sulla situazione dei lavoratori della sanità che lottano tutti i giorni contro il virus senza avere "adeguate armi per difendersi".

"Non solo i lavoratori della sanità e del socio sanitario sono in grave rischio di malattia, ma, una volta infetti
sono gli "inconsapevoli protagonisti della diffusione del contagio in ospedali, residenze assistenziali e domicilio di pazienti". Le linee guida/indicazioni per l’utilizzo delle protezioni per l’emergenza sanitaria nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti sospetti/affetti da COVID-19) riprendono quasi interamente le raccomandazioni pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità senza tenere conto delle più recenti raccomandazioni dell’European Centre for Diseases Prevention and Control e dei Centers for Disease Control and Prevention. Dall’analisi, effettuata dalla Fondazione, emerge che il documento dell’Oms si basa sull’insufficienza di scorte di mascherine e dpi necessari a far fronte all’emergenza, in una sorta di triage di guerra dove non sono le evidenze scientifiche a determinare le scelte per salvare la vita alle persone, ma le scorte mondiali di DPI, senza lasciare ai singoli paesi, la possibilità di definire le priorità in relazione a necessità, disponibilità ed eventuali difficoltà di approvvigionamento", continua Benazzo.

"I nostri legislatori devono indicare gli interventi più efficaci per prevenire l’infezione del personale sanitario e non posso piegare le linee guida alle difficoltà locali ad attuarle per carenza di dpi, in particolare mascherine chirurgiche
e Ffp2/3. Raccomandare l’utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione individuale è fondamentale per garantire i lavoratori; se diversamente viene legittimato che in vari scenari a rischio i dpi non servono, sarà meno probabile predisporre un adeguato piano di approvvigionamento, come è avvenuto e sta avvenendo a tutti i livelli compreso nelle nostre aziende - aggiunge Benazzo - Lo stiamo denunciando con forza, come sottolineato dalla Fondazione Gimbe attraverso il suo Presidente, che non è scientificamente ed eticamente accettabile “tarare al ribasso” le guida nazionali e, a cascata, i protocolli regionali e locali per proteggere gli operatori sanitari, visto che le conseguenze non ricadono solo sulla salute dei professionisti, ma soprattutto su quella dei pazienti, oltre che sulla tenuta del servizio sanitario. In una situazione dove le evidenze scientifiche dimostrano, come ribadito dalle Istituzioni ed Esperti indipendenti, che le mascherine chirurgiche non proteggono adeguatamente professionisti e operatori sanitari che vengono a contatto con un soggetto infetto, ogni giorno riceviamo denunce da parte di decine di lavoratori che, non solo non vengono forniti del necessario per assistere i pazienti/ospiti in quarantena, ma addirittura mancano le mascherine chirurgiche e vengono riforniti di pezze di tessuto-non-tessuto che hanno la sola utilità di nascondere malamente la bocca e/o di mascherine di stoffa che devono ogni giorno portarsi a casa a lavare senza un minimo controllo della necessaria disinfezione, oltre ai problemi di contagio in famiglia".

"Ascoltare poi, dalla voce del direttore generale dell’Ulss, quando gli si chiede di attivare procedure più tutelanti, giusto quanto espresso in precedenza, soprattutto per i servizi più a rischio quali quelli di emergenza come il Suem, ricevere seccamente che loro applicano le direttive regionali, sale l’amaro in bocca di un sistema che non sa, e a questo punto non interessa, tutelare questi lavoratori. Vedere poi gli operatori delle case di riposo disperati già per la mancanza di protezioni e per come si sta
strutturando l’organizzazione dove le procedure per i futuri contagi e quarantene sembra più si basi su direttive “fai da te”, che su un sistema coordinato e controllato, come se il danno che può fare questa epidemia nelle case di riposo non fosse già chiaro a tutti, è una situazione veramente disarmante. O si comincia a capire che questa guerra in primis la vinci se proteggi soprattutto il tuo esercito, o sarà una guerra persa dove a pagare maggiormente saranno i malati, gli ospiti delle case di riposo e i lavoratori del nostro sistema sanitario e socio sanitario".

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