04/04/2020

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Troppe le attività incluse tra quelle 'essenziali', così non si risolve nulla"

L'intervento di Pieralberto Colombo, segretario generale Cgil Rovigo sul nuovo DPCM del 22 marzo

"Ottima l'idea del Comune di salvare il Consvipo"

ROVIGO - "Il nuovo DPCM del 22 marzo era diventato ormai urgente ed inevitabile considerati il numero di contagi ancora in crescita così come quello purtroppo dei decessi che, nel lavoro, faceva crescere moltissimo anche le giuste preoccupazioni delle persone rimaste, anche se a giudizio delle sigle sindacali si è allargato in maniera eccessiva e senza senso l’ambito delle attività definite essenziali lasciando così parte del problema irrisolto. Non possiamo pertanto oggi escludere nelle situazioni più critiche di essere costretti a ricorrere allo sciopero" scrive Pieralberto Colombo, segretario generale Cgil Rovigo.

"Il protocollo sulla sicurezza sottoscritto con le Associazioni datoriali ed il Governo il 14 marzo ed il correlato accordo con la Regione Veneto dello stesso giorno, è stato e rimane un importante strumento che nei giorni scorsi ci ha consentito finalmente di entrare nel merito con le Aziende se le prescrizioni contenute nel protocollo stesso a tutela della salute dei lavoratori fossero rispettate o meno. Nelle grandi Aziende (ad esempio, metalmeccaniche, chimiche, agroalimentari) dove sono presenti RLS e RSU abbiamo unitariamente costituito subito il Comitato di verifica con le direzioni aziendali, anche se in alcuni casi non è stato semplice, a causa di alcune resistenze da parte aziendale nell'entrare nel merito vero della organizzazione aziendale. Anche lo Spisal ha fatto la propria parte, nei limiti consentiti da una carenza di organico che da tempo le sigle sindacali denunciano, con oltre venti ispezioni in pochi giorni nel nostro Territorio nella scorsa settimana. Tutto ciò, in molti casi, non è però più sufficiente".

"Non lo è nelle tante piccole Aziende, prive di RLS o RSU, dalle quali abbiamo ricevuto in pochi giorni decine di telefonate da parte di lavoratori preoccupatissimi che segnalavano il mancato rispetto delle regole sulla sicurezza fissate dal protocollo e che difficilmente potranno essere verificate da Spisal e non lo è in parte neppure in alcune grandi Aziende dove non sempre la collaborazione da parte delle Aziende stesse e loro Associazioni datoriali è stata assidua. Con il nuovo decreto, pur con la criticità denunciata, la prospettiva in parte muta. Ci potremo concentrare tutti, Spisal compreso, nel verificare e garantire massimo rispetto delle chiare previsioni del Protocollo sulla sicurezza in quelle imprese e servizi che continueranno l'attività perché essenziale. Grandi o piccole che siano. Per quanto ci riguarda però neppure in quelle Aziende potremo far sconti sulla salute dei lavoratori, fino alla denuncia alle autorità preposte. In tali Aziende infatti, alta resterà la tensione tra i lavoratori giustamente preoccupati per la propria salute. Facciamo appello alla massima responsabilità e collaborazione, da parte delle direzioni aziendali e delle loro associazioni datoriali - con le quali ad oggi non sempre è stato facile interloquire su tale tema - altrimenti la situazione diverrà ingovernabile ed i lavoratori giustamente finiranno per incrociare le braccia. Nulla vale più della salute, neppure eventuali contropartite economiche".

"Certamente questo scenario comporterà ulteriori sacrifici. Da un lato chi ha il lavoro sospeso: gia' in pochi giorni la scorsa settimana come sigle sindacali abbiamo dovuto sottoscrivere oltre 200 verbali di ammortizzatori sociali, in particolare nelle piccole imprese spesso artigiane (commercio/servizi, turismo, tessile, metalmeccanico, grafica...) ed ora inevitabilmente aumenteranno in maniera esponenziale. Dall'altro chi dovrà comunque lavorare, pur preoccupato, nelle produzioni e nei servizi essenziali: sanità, farmacie, uffici pubblici, bancari, postali, supermercati, energia, trasporti e logistica, agroalimentare, produzioni correlate ma anche giornalai, tabaccai, ecc. Non sono pochi e qui dovremo essere inflessibili, spingendo in una unica direzione, sigle sindacali ed istituzioni, quella di tutelare al massimo la salute ed evitare pure eventuali furbizie di chi vorrà essere considerato attività indispensabile, magari giocando su qualche interpretazione del decreto! Lo dobbiamo a tutti questi lavoratori che consentono all'intero Paese, a tutti noi, di andare avanti e non affondare. Appena l'emergenza sarà superata penseremo immediatamente alle azioni necessarie alla ripresa, facendo “sistema” ognuno con il porprio ruolo e senza la presunzione di qualcuno di bastare a se stesso. Ma ora la salute e la vita sono prioritarie. Una considerazione finale: è stato purtroppo necessaria questa grave situazione per far emergere il valore decisivo del lavoro, spesso considerato negli ultimi anni come semplice variabile di costo, idea che da anni combattiamo come Sindacati, in alcuni casi da soli. Proprio oggi, invece, buona parte di quei segmenti di mondo del lavoro spesso colpiti dalla compressione dei salari e dei diritti, per una errata idea di mercato, si rivelano il cuore pulsante del nostro Paese. E dobbiamo ringraziarli. Spero che tutti, a partire dal mondo delle imprese e dallo Stato, se ne ricorderanno anche ad emergenza finita e non ci vorranno riproporre ricette neo-liberiste per una via bassa ma perdente della ripresa che vedano di nuovo nella precarietà di salari e diritti o nella esternalizzazione tramite appalti, anche nel settore pubblico, la soluzione. Non lo potremo permettere".

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