06/04/2020

ROVIGO

"Non possiamo parlare del caso piscine con l'allarme Coronavirus"

La richiesta di rinvio del consiglio di venerdì arriva dai consiglieri di minoranza Aretusini (Lega) e Maniezzo (M5s)

"Non possiamo parlare del caso piscine con l'allarme Coronavirus"

ROVIGO - Mattia Maniezzo, consigliere del Movimento 5 stelle di Rovigo e Michele Aretusini, capogruppo della Lega, chiedono che il consiglio comunale di venerdì venga spostato. C'entrano il Coronavirus ma pure l'inopportunità di parlare della vicenda legata al caso piscine.

"Dopo un'attenta valutazione dello stato emergenziale dovuto al Covid 19, con la situazione in evoluzione ora dopo ora, ritengo che sia da esempio nei confronti della cittadinanza tutta, ed anche sicurezza per noi stessi, far slittare la seduta consiliare alla prima data utile in assenza di emergenza così elevata - le parole di Maniezzo - ricordiamoci che, in osservanza dei decreti governativi, tutto il nostro tessuto produttivo è in affanno e diverse attività addirittura, per necessità e responsabilità, hanno deciso di chiudere. E' il momento in cui la politica deve dare segnali di vicinanza e sostegno, quindi credo che rimandare un consiglio comunale su di una tematica non necessaria ai fini di salute e sicurezza, sia un esempio che dobbiamo dare".

"Decidere in segreto, quando si parla di soldi pubblici, di una vicenda legata alla realizzazione di un impianto natatorio pubblico, togliendo la possibilità ai consiglieri comunali di fare verificare le carte a tecnici di propria fiducia, come sarebbe doveroso, vista la complessità del tema affrontato? No, grazie. Non è questa la nostra idea di consiglio comunale, di dibattito e di trasparenza. Se lo è per la maggioranza, allora buon consiglio comunale a loro". Sono queste invece le dichiarazioni di Aretusini, che annuncia come il proprio gruppo abbia intenzione di non partecipare al consiglio comunale. Avanzando anche un'altra questione: l'opportunità di convocare una assemblea di questo tipo in pieno allarme coronavirus.

"Ci stiamo tutti impegnando per fare capire alle persone come, in questo momento, sia importante stare a casa, uscire il meno possibile. E' questo il segnale che stiamo lanciando. Un segnale di responsabilità. E vogliamo riunire decine di persone in una stanza? Non si può attendere un mese? La banca ha fretta? Dobbiamo sempre e solo ottemperare ai desiderata della banca? Non possiamo pensare prima alla salute? Cosa cambia attendere un mese? Proprio ora che la soluzione si vede all'orizzonte, dopo anni, con tutto il consiglio comunale che, chiaramente, ha intenzione di chiudere la vicenda, abbiamo fretta, dobbiamo riunire il consiglio comunale in pieno allarme coronavirus? Sul serio è questa la capacità dell'amministrazione comunale di lanciare segnali ai cittadini di invitare alla responsabilità? Sono perplesso" dice Aretusini.

"Lo stesso Prefetto, a precisa domanda di alcuni sindaci, ha detto chiaramente come, in questo periodo, se proprio si devono fare, i consigli comunali dovrebbero essere fatti in teleconferenza - aggiunge il consigliere del Carroccio - se non si può per questa grande segretezza, allora che si rinvii. Perché, caro sindaco, nonostante quello che possiate pensare lei e la sua maggioranza, la trasparenza e la salute sono entrambe più importanti di quel che vuole una banca". "Trasparenza e condivisione - dice ancora Aretusini, tornando sulla prima questione - sono il principio fondante del nostro ruolo di consiglieri comunali, davanti alla città e ai cittadini del comune di Rovigo che ci hanno dato la loro fiducia. Riteniamo che una decisione di questa entità non possa essere discussa con la convocazione di un'unica seduta di commissione, congiunta e segreta, nella quale non sono stati dissipati i dubbi sollevati e che ha messo in luce molteplici criticità".

"Inoltre, come detto, imporre il segreto ai consiglieri su una questione di questa importanza impedisce, di fatto, ai consiglieri stessi di esaminare una documentazione tanto complessa come sarebbe importante e doveroso fare, sempre che si voglia decidere con la propria testa. "Il consiglio vincolato dal segreto d'ufficio - prosegue il capogruppo della Lega - costringe al segreto anche i consiglieri, che non hanno così modo di verificare le copiose documentazioni anche con il contributo di tecnici qualificati e competenti in materia".

"Riteniamo pertanto che non vi siano le condizioni per esprimere un voto sereno e compiutamente informato, comunico quindi che il gruppo consiliare della Lega non parteciperà al consiglio comunale convocato il 13 marzo".

Michele Aretusini

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