28/10/2020

ROVIGO

Coronavirus, 70enne di Adria positiva: settimo caso in Polesine

Sono peggiorate le condizioni di uno dei contagiati polesani, spostato in terapia intensiva a Rovigo

ROVIGO - L’Azienda Ulss5 Polesana informa che stiamo entrando nella cosiddetta “fase di picco” dell’infezione da coronavirus in Italia e in Veneto, nella quale ci si aspetta il maggior impatto dal punto di vista del numero di contagi e della loro gravità. “Lo dimostrano anche le importanti decisioni che sono state adottate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito alla prevenzione, all’ordine e alla sicurezza pubblica; nonché le disposizioni e le misure straordinarie per la gestione e l’assunzione del personale sanitario e il potenziamento delle rete assistenziale. Oltre a queste misure si aggiungono le disposizioni regionali sulla chiusura temporanea dei centri diurni socio – sanitari e sociali in Veneto sino al 15 marzo-  specifica il Direttore Generale dottor Antonio Compostella -

Per quanto riguarda il territorio polesano oggi abbiamo il riscontro di un nuovo caso positivo, che porta a 7 il numero complessivo. Si tratta di una signora di 70 di Adria, ricoverata in Malattie Infettive a Rovigo lo scorso 6 marzo, per una sospetta infezione gastrointestinale con febbre e sintomatologia respiratoria modesta.

La signora non presentava alcun criterio epidemiologico per sospetto coronavirus in quanto non ha segnalato contatti con gli altri casi positivi o con aree a rischio. Il tampone è stato eseguito nel suo caso perché il protocollo ministeriale prevede che , anche in casi di sospetta malattia infettiva in cui non ricorre il criterio epidemiologico per coronavirus, si faccia lo stesso il tampone. Per quanto riguarda le sue condizioni cliniche sono attualmente stazionarie e non presenta una situazione di gravità. E’ già partita l’attività di ricerca dei vari contatti che la signora ha avuto prima del ricovero in Malattie infettive, per avviare le azioni di eventuale isolamento domiciliare necessarie. "Nonostante questo nuovo caso, ribadisco che non esiste un focolaio polesano di coronavirus - afferma il Direttore generale- e tanto meno ad Adria; nel senso che non ci sono i numeri per affermarlo e non c’è un legame evidente tra i casi positivi e Adria come luogo di origine dell’infezione”. 

 "Va inoltre segnalato che uno dei quattro pazienti positivi ricoverati in Malattie infettive, ha avuto nella serata di ieri, sette marzo, un peggioramento delle condizioni cliniche respiratorie,  ed è stato trasferito nella Unità Operativa di Terapia Intensiva dell’Ospedale di Rovigo - spiega il Direttore Generale –  questo a dimostrazione che la malattia da COVID – 19 può avere , purtroppo una evoluzione anche repentina verso la grave insufficienza respiratoria con necessità di ventilazione meccanica. Le condizioni del paziente in terapia intensiva, sono in queste ore stabilizzate e non ha più la febbre”.

Invece, per quanto riguarda  gli altri tre pazienti positivi, ricoverati in Malattie Infettive, uno di loro è in miglioramento, e gli altri due sono in condizioni stazionarie. “ Nel complesso l’andamento dei 7 casi positivi in Polesine, riguardo l’età e il quadro clinico - continua il Direttore Generale – con 2 guariti, 4 con sintomi medio gravi, 1 solo paziente in Terapia Intensiva, è in linea con l’andamento riscontrato in Veneto”.

 Il Direttore Generale sottolinea che il numero dei casi positivi in Polesine, finora contenuto, è il risultato di una azione tempestiva di individuazione degli stessi, attraverso l’esecuzione dei tamponi e attraverso l’ isolamento domiciliare delle persone venute a contatto con i casi positivi. Ovviamente queste azioni sono tanto più efficaci, quanto più le singole persone si impegnano ad accettare e rispettare quelle misure precauzionali che devono entrare nella nostra quotidianità: lavarsi le mani, mantenere la distanza di un metro dalle altre persone, evitare luoghi affollati, segnalare al proprio medico eventuali contatti con persone positive”.

Per quanto riguarda l’ospedale di Rovigo , il lavoro sta procedendo con una grossa pressione su alcuni reparti: “Questi reparti sono Malattie Infettive, Medicina, Geriatria, ma senza grandi  ripercussioni sulla attività programmata, sino a ora – dice il dr Antonio Compostella - Ovviamente se dovesse arrivare un picco di casi positivi sarà essere necessario rivedere l’attuale organizzazione, limitando l’attività ordinaria, ma salvaguardando le urgenze e privilegiando l’assistenza ai casi di contagio da coronavirus”.

L’Azienda Ulss 5 sta anche progettando una diversa modalità di accesso ad alcuni servizi, ad esempio i prelievi del sangue: “Questo proprio per evitare affollamenti e garantire la sicurezza dei singoli, di questo sarà data debita informazione agli utenti - afferma il Direttore Generale -  Azienda zero garantisce la disponibilità dei dispositivi di sicurezza per i nostri operatori, e,  per quanto possibile,  li abbiamo distribuiti anche ai medici di medicina generale, pediatri,  medici del servizio di continuità assistenziale, case di riposo . Si pensava inoltre di preparare dei kit anche per la Protezione Civile se necessario. L’attività di triage che viene attuata nella tenda montata davanti al Pronto Soccorso sta funzionando efficacemente, per cui ringrazio ancora i volontari che collaborano con noi per il filtro iniziale di accesso all’Ospedale di Rovigo, aumentando  così i livelli di sicurezza per tutti”.

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