27/07/2021

ROVIGO

"Prima del blocco del traffico bisogna pensare al riscaldamento"

Mattia Milan e Damiano Sette, consiglieri comunali, sulle misure predisposte dall'amministrazione contro l'inquinamento

"Basta consumare suolo: recuperiamo gli edifici esistenti"

Mattia Milan, consigliere comunale a Rovigo

17/01/2020 - 13:30

ROVIGO - "Cinzia Perrino, direttore dell'Istituto sul tema dell'inquinamento atmosferico afferma: 'Non è solo una questione di circolazione, bisognare limitare i chilometri percorsi dalle macchine. E controlliamo e gestiamo l'aumento dell'uso di legna e pellet per il riscaldamento'". Parte da qui l'analisi dei consiglieri comunali Damiano Sette e Mattia Milan, che valutano la misura del blocco del traffico presa dal Comune e, in generale, quelle adottate per la limitazione delle polveri sottili.

"Doveroso - spiegano - riprendere quanto affermato dal direttore dell’istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr come premessa anche su quanto si potrebbe e bisognerebbe fare nel nostro territorio. In questo inverno di bassa pressione lo smog sta soffocando non solo Rovigo, ma tutta la Pianura Padana. La prima domanda da porsi è: da quali fonti provengono le maggiori emissioni di pm10? In ordine e per semplicità ne indichiamo due: 1. riscaldamento. 2. trasporti.
Indire giornate di stop al traffico significa già partire dal problema ,fin da subito il problema più marginale, quasi erroneo, come l’idea di promuovere nuove zone Ztl".

"A proposito di queste - proseguono i consiglieri - è evidente che oltre a non diminuire i km complessivi percorsi dalle auto, aumenterebbero i percorsi medi di numerosi automobilisti, incentivando chi non abita in centro a recarsi fuori (centri commerciali) per evitare problemi di viabilità e parcheggio dovuti proprio alle Ztl. Ha un grande impatto invece sull’aria che respiriamo, il riscaldamento, che produce grandi concentrazioni di Pm10. Nel periodo invernale in molte abitazioni vengono accesi stufe, camini alimentati da legna e pellet che emettono molte polveri, anche se sono impianti piccoli e domestici".

"Ricordiamo che come ogni anno viene emessa un’ordinanza dirigenziale in cui nei vari casi previsti (semaforo verde,
arancio, rosso) si indica quali provvedimenti adottare di cui uno di questi è il: 'divieto di utilizzo di generatori di calore domestici alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) aventi prestazioni energetiche ed emissive che non sono in grado di rispettare i valori previsti almeno per la classe 3 stelle in base alla classificazione ambientale introdotta dal decreto attuativo dell’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (allegato A alla Dgr. n. 836 del 06 giugno 2017), richiamata all’interno dell’ordinanza sindacale (del comune di Rovigo) n. 11 del 27/09/2019 ad oggetto “misure di limitazione della circolazione stradale per il contenimento dell’inquinamento atmosferico nel periodo dal 1 ottobre 2019 al 31 marzo 2020'".

"Questo è il vero problema da fronteggiare. Si preferisce il blocco del traffico perché è un’attività controllabile ma
pressoché marginale, con un impatto ambientale di circa il 12% sulle quantità di emissioni totali (statistiche del CNR). Ci sono due azioni da porre in essere: monitoraggio ed intervento. E sul primo, nemmeno l’ombra. Perché? Forse perché
mancano gli strumenti?".

"Io dico che la tecnologia può venire in nostro aiuto. Ricordo quando proposi i riciclatori incentivanti (mozione del 2016)
che tra i vari optional complementari installabili, prevedevano anche antenne ricettrici di emissioni di Co2. Immaginiamo se questi, come era nelle nostre intenzioni, fossero stati collocati 1 per ogni quartiere e frazioni. Oltre alle capacità incentivanti e di riciclo che potevano garantire questi macchinari, con le funzioni implementabili fornirebbero oggi dei dati utili in merito ad un monitoraggio più puntuale, seppur ancora parziale, delle emissioni sul territorio del comune".

"Ma si possono studiare molte soluzioni: coinvolgiamo stazioni mobili dell’Arpav o la più semplice e probabilmente più
impegnativa è attivare i vigili urbani che anziché fare multe alle auto, potrebbero muoversi sulla base di una mappatura
del territorio (frazioni, quartieri, centro) e monitorare il fenomeno dell’accensione dei camini e stufe. Damiano Sette, del
nostro gruppo, approfondendo il tema del mancato monitoraggio, osserva che all'art. 3 dell’allegato B Dgr n. 1363 del
28 luglio 2014: 'La Regione del Veneto, con la Legge Regionale 13 aprile 2001, n.11, ha delegato agli enti locali la funzione
del controllo dell’efficienza energetica degli impianti termici per la climatizzazione; gli enti locali delegati svolgono
tale funzione in veste di Autorità competente. L’Autorità competente è responsabile degli accertamenti, delle
ispezioni e di quanto necessario all’osservanza delle norme relative al contenimento dei consumi energetici
degli impianti termici per la climatizzazione; può effettuare direttamente l’attività di competenza con proprio
personale o affidare il servizio ad un organismo esterno avente le caratteristiche riportate nell’allegato C del D.P.R.
74/2013'".

"Cosa vuol dire questo? Che l'ordinanza anti inquinamento rimane inapplicata di fronte alla mancanza totale di
monitoraggio del fenomeno e il primo ad essere inadempiente è proprio il comune. Il vero problema è che sul tema, non soltanto non vedo interventi, ma sopratutto non sento idee, non esiste un piano organico di prevenzione al fenomeno delle emissioni inquinanti. In più, scriviamo le regole ma non le facciamo rispettare. E allora, se a voi va bene così, incrociamo le dita e speriamo che piova".

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