05/04/2020

ROVIGO

"Ottima l'idea del Comune di salvare il Consvipo"

Il segretario generale di Cgil Polesine Pieralberto Colombo sostiene la proposta del capoluogo

"Ottima l'idea del Comune di salvare il Consvipo"

ROVIGO - "Le recenti notizie su ulteriori chiusure di attività commerciali con conseguente perdita di altri posti di lavoro nel settore del commercio (di questi giorni è lo sciopero dei dipendenti  Auchan  in vista dell’acquisizione di Conad che mette a rischio i 35 posti di lavoro solo all’Ipersimply di Rovigo) non fanno altro che confermare, se mai fosse necessario, le forti difficoltà del nostro Territorio in termini di cosiddetta domanda interna o consumi". Lo afferma Pieralbero Colombo, segretario generale di Cgil per il Polesine.

"A ciò si aggiungano - prosegue - per citare solo le più recenti, la crisi di Ecolab e pure di realtà geograficamente vicinissime al nostro Territorio (Agricola Berica di Monselice e Tecnofer di Ostiglia con un sito anche a Calto) in cui sono impiegati anche non pochi lavoratori della Provincia di Rovigo,  così come delle grandi difficoltà in cui continua a dibattersi il vitale settore dell’edilizia ed affini, che ha perso oltre la metà degli addetti negli ultimi 10/12 anni e, a differenza di qualche altra Provincia del Veneto, non dà segnali di ripresa".

"Per non parlare dei tanti lavoratori a volte 'invisibili' per le cronache, considerati un polmone di flessibilità per le Aziende che così provano ad evitare il ricorso alla Cigo,  a cui sono scaduti contratti a termine o in somministrazione o staff  leasing (settori metalmeccanico e gomma-plastica in particolare) e che hanno perciò perso il posto di lavoro dopo aver avuto contratti anche di 9 o 12 mesi per i contratti a termine o in somministrazione. Non meno di 180 persone da inizio estate ad oggi... Intanto il tasso di disoccupazione della nostra Provincia rimane intorno all’8%".

"Negli ultimi mesi nella stessa Regione Veneto spirano nuovi  venti di forte rallentamento dell’economia con un aumento delle ore di Cigo ed un 'meno 4%' sul monte ore complessivo di ore lavorate questo anno. Per non parlare delle varie crisi aperte (Safilo e Wanbao Acc per citare solo le ultime più eclatanti) che mettono in discussione complessivamente circa duemila posti di lavoro nella nostra Regione, che necessariamente dovrà valutare a sua volta un nuovo modello di sviluppo (di cui al momento non si vede traccia, soprattutto in tema di politica industriale da parte regionale che guardi alla transizione energetica ed ambientale oltre che all’innovazione nell’industria 4.0). Il tanto decantato modello basato in particolare sull’export, alimentato però spesso dalla svalutazione del lavoro con bassi salari medi e compressione delle tutele per stare nel mercato, per questo motivo sembra ormai segnare il passo anche perché non ha affrontato il problema  del 'nanismo' di moltissime nostre imprese e troppo dipendente dalla filiera industriale mitteleuropea (soprattutto tedesca),  nei confronti della quale si finisce per essere dei subfornitori".

"Non può essere un caso che in Veneto molti giovani professionalmente qualificati finiscano per emigrare non solo verso l’estero ma anche verso altre Regioni.  Nonostante tutto ciò  comunque la bilancia commerciale del solo Veneto nei confronti della Germania rimane negativa per oltre tre miliardi di euro.  Loro crescono utilizzando di fatto anche la 'domanda' di altri Paesi, Italia e Veneto compresi .   Ancora una volta bisogna invece puntare maggiormente sulla crescita della nostra domanda interna complessiva".

"In questo complicatissimo contesto è evidente, come più volte detto, che diventa ineludibile per una crescita socio-economica vera del nostro Territorio, ancora più fragile rispetto ad altri, che diventi strutturale la capacità di tutti gli attori di fare 'sistema'- con regia pubblica - tra istituzioni locali, Parti sociali, mondo della formazione ed istruzione e politica locale, ognuno per le proprie competenze, per dare a questo Territorio un chiaro indirizzo di sviluppo, su  quali insediamenti puntare, su quali filiere – magari diverse sa zona a zona - e come accompagnato da una qualificazione adeguata del mercato del lavoro locale, oltre che dalle indispensabili infrastrutture materia ed immateriali, che renda attrattivo per imprese e persone rimanere o arrivare in Polesine, frenando la continua “emorragia demografica”, anche di persone in età lavorativa,  che da anni ci affligge".

"Non solo per gestire le opportunità offerte dalla Slz/Zes, ma anche in modo strutturale per cogliere varie altre opportunità esistenti o che potrebbero riguardare il Polesine.  Non possiamo perciò pensare ancora ad una via 'bassa' di sviluppo, ma cercare di attrarre insediamenti incentrati su un lavoro a più alto valore aggiunto tecnologico -con una adeguata politica di formazione ed istruzione – ed ambientalmente compatibili;  solo così potremmo guardare ad un futuro meno incerto. E, ad esempio,  se una parte importante dovrà continuare a svolgerla il delicato settore della logisitica nel nostro Territorio, quantomeno che si vigili con attenzione che non sia incentrata sulla pericolosa catena di appalti e sub-appalti che portano spesso dumping scorretto tra imprese, lavoro povero se non precario, rischio di infiltrazioni della malavita e poca crescita".

"Dentro questo quadro si inserisce anche l’annosa vicenda, ancora irrisolta, del Consvipo. Come organizzazioni sindacali, ma non solo, abbiamo più volte sottolineato, stimolando in questo senso  tutti gli enti coinvolti anche nel tavolo in Prefettura, come questo ente per la sua stessa natura giuridica, opportunamente riorganizzato e coordinato anche in termini di risorse umane, possa svolgere un importante ruolo per l’intera Provincia di agenzia di sviluppo  che si occupi concretamente di europrogettazione come anche dei Patti territoriali. Da settimane c’è una chiara e condivisibile proposta del Comune di Rovigo per investire centomila euro in questo senso, in una logica di area vasta, invece di utilizzarli a solo beneficio proprio, per rilevare le quote della Provincia ed andare nella direzione sopra descritta a beneficio dell’intera comunità polesana".

"Tutte le forze politiche indistintamente nella campagna elettorale per l’elezione del nuovo  sindaco di Rovigo avevano sottolineato la necessità che il Comune capoluogo, venendo meno molte funzioni della Provincia, riprendesse il proprio ruolo di guida e di cabina di regia per l’intera Provincia: questa è un’occasione per farlo davvero.  Ancor più perciò quanto sta ora accadendo è inspiegabile se non in una logica egoistica del 'piccolo orticello' che sembra tornare ad affliggere una parte rilevante delle politica locale, incapace pertanto di alzare lo sguardo. Facciamo tutti uno sforzo per cambiare marcia per il bene collettivo, il tempo ormai è poco"

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