20/09/2021

ECONOMIA E COVID

"Green Pass obbligatorio al chiuso: se serve per continuare a lavorare, va bene così"

Baristi e ristoratori: “Anche se ci sarà senza dubbio una perdita per noi"

Green pass obbligatorio da subito nei ristoranti. Ma basterà una sola dose di vaccino

foto Ansa.it

23/07/2021 - 11:36

ROVIGO - Green pass per accedere a bar e ristoranti, ma solo se si mangia e si beve al chiuso, seduti al tavolo all’interno del locale, non all’aperto, né al bancone. E’ questa la decisione presa dal governo, sul tema più dibattuto nelle ultime settimane nella lotta al Covid, ovvero il certificato verde. Una scelta sulla quale discutono anche i baristi e i ristoratori polesani.

Sul tema interviene Giacomo Sguotti, titolare del bar ristorante “Corsopolitan” sul Corso del popolo a Rovigo. “Ci sarà senza dubbio una perdita da parte dei locali, bar e ristoranti - sottolinea - Poi, chiaramente dipende dal tipo di locale che uno ha e in base al plateatico. Per ora, essendo estate, si può stare all’esterno e si lavora. Ma è del tutto ovvio che, se le misure restrittive in vigore rimarranno anche con l’arrivo della brutta stagione, sarà un problema per bar e ristoranti, quando si dovrà lavorare al chiuso”. “C’è già lo studio di un’associazione di categoria che calcola che tutto il comparto della ristorazione subirà una perdita economica - continua - Ci adegueremo alla normativa, ma non era il caso di avere altri danni economici. C’è poi da capire esattamente il tema delle sanzioni ai gestori titolari dei locali, se vengono considerati responsabili, nel caso in cui una persona entra senza avere il Green pass e c’è un controllo da parte delle forze dell’ordine. Non sarà semplice gestire anche questo: basta pensare al caso di un cliente che riesce a passare esibendo un Green pass falso”. Giacomo Sguotti conclude: “Se dal Green pass si escludono i treni e i trasporti pubblici, è evidente che questo governo non ha capito nulla, dato che lì c’è la fonte primaria di trasmissione del virus”.

Giampaolo Bassani è il titolare del bar “Celio”, in via Celio, a Rovigo, attività che fa servizio di ristorazione in pausa pranzo. “Non mi aspettavo una misura del genere - spiega - Comunque, dopo due anni di regole e restrizioni, faremo anche questa. Spero che, considerando la clientela che abitualmente frequenta il mio locale, il problema sia meno pesante. Di certo, chi non è vaccinato non frequenterà i locali e, logicamente, le attività come bar e ristoranti, soprattutto per chi non ha il plateatico, subiranno ulteriori danni economici e avrà altre difficoltà”.

Anche Paolo Valentini, titolare del bar caffetteria “L’antico Coghetto”, che si trova sotto i portici di via Cavour a Rovigo, dice la sua sul tema. “Questa decisione era nell’aria da un po’ di tempo. Certamente, è un altro impegno per noi gestori, che dovremo controllare pure chi ha il Green pass, anche se non è un impegno così gravoso. In questo periodo estivo, nei bar in pochi vengono dentro, al chiuso, la maggior parte consuma all’aperto”. “Se queste misure servono per non chiudere, se sono necessarie per evitare un altro lockdown, ben venga - continua - Certamente non fanno piacere, ma se sono utili per continuare a lavorare, va bene così. Chiudere un’altra volta significherebbe dichiarare la morte delle attività. Oltretutto, lavorare è necessario anche per poter pagare le spese che continuano ad esserci. Io sono assolutamente favorevole al vaccino: è l’unica arma che abbiamo contro il virus, non c’è alternativa. Se una persona decide di non vaccinarsi, deve stare a casa, da sola: niente bar, ristorante, cinema o luoghi affollati”.

Stefano Prearo, titolare del bar “Franchin” che si trova in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, spiega: “Per me non cambia nulla rispetto ad adesso, dato che io faccio già il servizio all’esterno, mentre solo al bancone all’interno. Sarà comunque un disagio fare il controllo. Questa soluzione significherà perdere una parte della clientela. La considero la solita scelta all’italiana: meglio obbligare direttamente a fare i vaccini, fatta così è una mezza misura, che non accontenta nessuno. Il governo deve prendersi le sue responsabilità: deve avere la forza di obbligare al vaccino. Per noi operatori sarebbe tutto molto più semplice se imponessero l’obbligo vaccinale e ci esentassero così dal ruolo di controllori”.

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