10/04/2021

LA STORIA

“La mattina lavoro come magazziniere, la sera faccio pizze"

L'imprenditore rodigino costretto a due lavori per pagare debiti e dipendenti

Imprenditore costretto a due lavori

ROVIGO - Dietro al bancone lavora da quando aveva 15 anni, ne ha fatto la sua professione, con tenacia e caparbietà, a Rovigo nulla è facile. Ma con il lockdown è diventato impossibile e Gianluca Fiorenzato, imprenditore e titolare della Taverna del Pittore, si è ritrovato a ripensare a tutta l’organizzazione della nota pizzeria. E a trovarsi un secondo lavoro per pagare debiti e dipendenti e tenere a galla il locale di via Badaloni. Come fanno i rodigini doc, i veri campioni, resilienti, pieni di energia, paura di niente. “La mattina lavoro in un centro di logistica come magazziniere - racconta Fiorenzato - la sera faccio io le pizze. Il locale è chiuso e abbiamo dovuto riformulare tutto e fare pizze da asporto. Abbiamo comprato un motorino e ripensato a tutta la macchina”.

La protesta di Gianluca è non mollare, continuare a macinare lavoro e tenere chiuso, almeno la domenica di pasqua e il lunedì, per stare con la sua famiglia. “Sembra brutto da dire - premette - ma sembra passato più di un anno e il lockdown è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Sentivamo al giornale di questo Coronavirus, come della Sars o della aviaria, ma quando è scoppiato in Italia ci ha preso alla sprovvista. Ci hanno chiuso, abbiamo fermato i motori, ma nessuno si aspettava che non avremmo più riaperto”. Quando l’antifona è stata chiara, Gianluca e il fratello Francesco, che gestiste il ristorante Alicanto, si sono tirati su le maniche “a abbiamo cominciato l’asporto pizze. E’ stata l’unica valvola di sfogo, anche se vedere il lavoro così stravolto fa ancora male. Adesso si lavora un’ora, un’ora e mezzo. Ma il nostro core business erano i tavoli, la gente, il servizio, le birre ricercate, 120 tipi di pizza. Nessuno aveva previsto di spostare la sopravvivenza sull’asporto. Il ristoro che ci è arrivato è pari a una settimana di incasso della Taverna del Pittore. Non ci fai niente”.

Così come fai poco con l’asporto. Per chi aveva uno staff sotto di sé, non basta. “Non ci prendo un euro, mi basta per pagare i dipendenti e i fornitori. Abbiamo mantenuto la qualità della materia prima e stiamo sopravvivendo a pelo, ma io che sono il titolare faccio le pizze. Avevo tre dipendenti fissi oltre quelli a chiamata e ho dovuto sfruttare la cassa integrazione, ma non basta, bisogna farli lavorare. E per me spazi non ce n’erano. Ecco che ho trovato un altro lavoro”. Essere sulla piazza di Rovigo, per Fiorenzato è una passione, una missione: “Ci siamo da un bel po’ oramai e i clienti apprezzano le nostre pizze, venivano famiglie, coppie, c’era il dolce e l’amaro alla fine. Parlavi con le persone. Era il nostro lavoro. A noi dispiace aver invaso il mondo dell’asporto io mi metto nei panni di chi si è sentito togliere fette di mercato”.

Ora l’unica speranza per Gianluca, e non solo, è l’immunità di gregge. “Non sono stati in grado di prendere altre decisioni, questi fenomeni della finanza. Abbiamo fatto non so quanti tamponi sistemato i plexiglass, contingentato tutto, ma non è bastato. Poi i bambini per andare a scuola prendono gli autobus e gli studenti il treno”. La Taverna del Pittore tornerà ad accogliere i suoi clienti, a prendere prenotazioni settimana per settimana, perché non c’è mai posto? “Il futuro è tanto incerto purtroppo. Non riusciamo più a programmare niente”. Andare avanti, quello sì, scalare le montagne. Gianluca Fiorenzato è specialista nella fatica per arrivare alla meta.

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