19/10/2021

IL CASO

"Nutrie: danni quantificabili in mezzo milione di euro all’anno"

Ci sono circa 220mila nutrie attualmente in Polesine, il problema va risolto

12/03/2021 - 10:13

ROVIGO - Circa 220mila nutrie presenti attualmente in Polesine, danni quantificabili in mezzo milione di euro all’anno (ma la cifra è stimata per difetto) alle sponde e alle arginature, oltre che ai terreni agricoli. “Il problema va risolto una volta per tutte coinvolgendo le autorità competenti – spiega il direttore dei Consorzi di Bonifica Adige Po e Delta Po, Giancarlo Mantovani – Serve una cabina di regia unica, possibilmente coordinata dalla Regione, che abbia un obiettivo dichiarato: l’eradicazione o comunque il contenimento di questi esemplari, in Polesine e in tutto il Veneto”.

“La task force dovrebbe essere formata da enti preposti quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, i Consorzi di bonifica, il Genio civile, Aipo, la Provincia e le associazioni agricole”. A monte, però, “va redatto uno studio ad hoc da esperti del settore, magari coinvolgendo le Università, che illustri quali sono le azioni concrete da intraprendere al fine di raggiungere il fine che ci siamo prefissati”.

A sua detta, “sono trent’anni che stiamo portando avanti degli interventi, senza tuttavia ottenere i risultati sperati. Le nutrie ci sono, si moltiplicano, e di conseguenza continuano a devastare il nostro comprensorio”. Ancora negli anni Ottanta in Inghilterra sono stati rimossi migliaia di questi esemplari, grazie ad uno specifico piano da 5 milioni di euro. “Chiaro che il mondo della bonifica e quello agricolo necessitano di finanziamenti adeguati - aggiunge lo stesso direttore – In tal senso andrebbe interpellata anche l’Unione Europea al fine di proporre e finanziare lo studio scientifico del problema e la realizzazione delle attività risultanti dallo studio per il contenimento della nutria”. 

Relativamente alla stesura del programma, in realtà, una base sulla quale impostare il lavoro esiste già: si tratta del “Piano di gestione nazionale della nutria”. “Nel documento, predisposto dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra – commenta il direttore di Cia Rovigo, Paolo Franceschetti – sono sintetizzati i metodi di intervento finalizzati al contenimento delle nutrie stesse”. Fra questi, la cattura in vivo tramite gabbie o trappole è il più indicato: risponde ai requisiti di buona selettività, efficacia e ridotto disturbo. Tuttavia, le gabbie, una volta attivate, devono essere controllate da parte degli addetti autorizzati una volta al giorno nei mesi autunnali e invernali, due volte al dì in quelli più caldi. Vi è anche la possibilità dell’abbattimento diretto con arma da fuoco, sempre da parte di selecontrollori titolati.

“Parallelamente agli interventi di eradicazione – prosegue Franceschetti – vanno avviati sistemi di rapida allerta nel caso di nuove colonizzazioni”. “Le nutrie si muovono in maniera subdola. Solitamente costruiscono delle tane vicino alle arginature, le quali, inevitabilmente, cedono in caso di transito dei trattori e dei mezzi agricoli in generale. Alla perdita dei raccolti si aggiunge, dunque, un pericolo per l’agricoltore stesso e per l’intero equilibrio idrogeologico”. Peraltro, hanno un potenziale riproduttivo molto elevato: la femmina può venire fecondata durante tutto l’anno e perfino poche ore dopo il parto. I piccoli partoriti sono, in genere, 5 o 6. “Raccogliamo l’appello dei Consorzi di bonifica polesani, istituiamo un tavolo composto dagli attori interessati a questa problematica – analizza – Non possiamo più attendere”.

Nei mesi passati si era tenuto un incontro in Prefettura sulla questione. Nell’occasione Andrea Medea, responsabile delle Attività tecniche Cia Rovigo, aveva rilanciato il tema dello snellimento burocratico “per velocizzare il rilascio dei permessi di contenimento; serve poi del personale preparato in grado di intervenire subito, laddove si presenti il problema. Pure nelle aree protette, come i Parchi, anch’esse potenziali nuovi focolai”.

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