11/04/2021

ROVIGO

"È un dejavù, chiudiamo e riapriamo ma la situazione non migliora"

Ecco cosa pensano baristi e ristoratori del centro in merito al ritorno in zona arancione

ROVIGO - Baristi e ristoratori sono ormai rassegnati dal continuo cambio di colori, si adeguano alle restrizioni portate dal ritorno in zona arancione, anche se con tanta tristezza e l’umore a terra. Da un lato la maggior parte di loro è consapevole dell’esigenza di adottare questa misure, i contagi continuano ad aumentare è necessario prendere una strada che porti alla diminuzione. Ma dall’altro lato però è un “dejavù”, dopo un anno ancora siamo in una situazione critica e non si vede la luce in fondo al tunnel. È “l’ennesima batosta”, che colpisce il mondo del commercio, senza oltretutto risolvere il problema.

C’è chi pensa che i problemi siano altri, non le attività che hanno chiuso da tempo o aprono e chiudono come i bar. Come Paolo del bar Coghetto: “Si conferma quello che avevo già detto in passato ovvero che il problema non sono bar, ristoranti, piscine, cinema ma, come ha ammesso anche Zaia, sono le scuole e i trasporti. Sembra una situazione senza fine, un continuo andare e venire da diversi colori che non fanno bene al commercio e alle persone. È un dejavù - conclude Paolo - la seconda volta in zona arancione e la terza che faremo solo con l'asporto e alla fine non si risolve comunque il problema”. Paolo si sente depresso per questo e lo stesso Nadia del bar El Cogheto: “Mi sento triste, demoralizzata e sfiduciata al massimo, ho 63 anni pensavo di vivere la mia vecchiaia tranquilla. È una pandemia certo, ma non ci tocca solo la salute ma anche tutto il resto. Se è necessario come dicono ci adeguiamo, ma per noi è l'ennesima batosta, anche perché aiuti non ne danno. Faremo asporto - conclude rassegnata - ma a Rovigo non funziona, non viene nessuno. Ho capito che bisogna tenere duro ma è un anno che teniamo duro”.

Usa le stesse parole anche Davide di Pane & caffè: “Dobbiamo inventarci qualcosa come è successo per il Natale, la Pasqua è alle porte bisogna tenere duro. Noi facciamo affidamento ai nostri clienti che sono sempre molto generosi, credo che la nostra clientela tornerà da noi volentieri, nonostante la zona arancione. La cosa che mancherà di più sarà la possibilità di fermarsi, di scambiarsi una parola in più”. Davide si sento un po' frastornato per i continui cambiamenti che destabilizzano, “ma bisogna accettarli e sperare soprattutto che servano”.

Sulla stessa linea anche Joe del bar Franchin: “Lo accettiamo, se è un provvedimento che ci tutela e ci porterà a lavorare con continuità nel periodo pasquale o in quello successivo si accetta volentieri, si fa un sacrificio. L'incidenza dei contagi è alta, purtroppo questa è l'unica difesa che abbiamo”. Poi ci spiega: “Questo primo mese di programmazione non era andato male, la gente aveva voglia di stare in piazza, di fare aperitivo sempre in sicurezza, stopparci ora è un po' un fulmine a ciel sereno. Ma di fronte ad un’emergenza sanitaria bisogna solo che inchinarsi e cercare di uscirne il prima possibile. Spero che sia uno sforzo congiunto da parte di tutti gli operatori così ne usciremo in maniera veloce”. Anche Rubens del Corsopolitan era contento dell’ultimo periodo: “Avevamo iniziato a lavorare, stava andando bene, ora torneremo sicuramente a fare l'asporto e il pranzo come mensa per le aziende, speriamo in un futuro migliore”. Aggiunge: “Visto l'aumento dei contagi era abbastanza scontato che succedesse, ci auguriamo però che non sia troppo lunga, di non passare al rosso ma anzi di riuscire a riaprire per Pasqua”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

Notizie più lette