28/10/2021

CORONAVIRUS IN POLESINE

Chagall chiude in anticipo e la mostra sul Teatri del Polesine non apre

Due duri colpi alla programmazione delle grandi mostre, inferti dal colore arancione che da lunedì 8 marzo bloccherà anche il Veneto

Siamo già a 11mila visitatori per Chagall. E nasce la Roverella Card

06/03/2021 - 11:30

ROVIGO - Chagall chiude in anticipo e la mostra sul Teatri del Polesine non apre. Almeno nella data prefissata, ovvero venerdì 12 marzo. Due duri colpi alla programmazione delle grandi mostre a Rovigo inferti, naturalmente, dal colore arancione che da lunedì 8 marzo bloccherà anche il Veneto. 

Chagall chiude definitivamente, con una settimana di anticipo rispetto alla data ultima della proroga (14 marzo) che era stata faticosamente ottenuta dalla Fondazione.  Per poter, almeno in piccola parte, dare una risposta alla marea di prenotazioni, proprio venerdì era stato deciso il prolungamento dell’orario di apertura sino alle 21. Più un segnale di buona volontà, che una vera soluzione per i molti che cercavano di non perdersi la grande mostra del Roverella. Va detto che nelle settimane di apertura contingentata, dopo la precedente chiusura, Chagall ha costantemente viaggiato intorno a quota 600 visitatori al giorno, ovvero al “tutto esaurito” dei posti concessi dalle normative sulla sicurezza. Con l’apertura sino alle 21 decisa da Fondazione per la settimana dall’8 al 12 marzo, questo tetto sarebbe stato sicuramente superato, ogni giorno. 

Il Presidente della Fondazione, professor Gilberto Muraro, naturalmente dispiaciuto per la chiusura, che peraltro riconosce essere pienamente motivata, traccia un bilancio estremamente positivo della mostra: complessivamente, tra aperture, chiusure, incertezze e contingentamenti, è stata ammirata da circa 30.000 visitatori. Unanime l’apprezzamento, sia da parte del pubblico che della critica nazionale. “È una mostra che ha qualificato Palazzo Roverella come sede espositiva di livello ormai internazionale, afferma il presidente Muraro, e che conferma Rovigo come meta riconosciuta per il vasto popolo delle mostre. Una mostra che, se non avesse dovuto subire le limitazioni determinate dalle misure per il contenimento del Covid-19, avrebbe superato i 70.000 visitatori.” Il Presidente anticipa che, Covid permettendo, il Roverella è pronto a riaprire il primo aprile con “Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie”, mostra a cura di Paolo Bolpagni. Sarà il racconto di relazioni, intrecci e corrispondenze tra l’elemento musicale e le arti visive. A partire dall’affermazione, alla fine del XIX secolo, in tutta Europa, di un filone pittorico ispirato alle opere di Richard Wagner. Nel 1902 la Secessione di Vienna dedica una mostra a Ludwig van Beethoven. Con l’arrivo delle avanguardie, poi, soprattutto dagli anni Dieci del Novecento, i suoni di Johann Sebastian Bach diventano modello e paradigma per la pittura di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri. E via via, passando per il Cubismo, il Futurismo, il Neoplasticismo, fino al Dada e al Surrealismo, la musica si conferma un riferimento assoluto, divenendo centrale in Kandinskij e Klee, non meno che per altri protagonisti delle avanguardie europee. Esempi emblematici di questa “fusione delle arti” creano una mostra-spettacolo di assoluto fascino. 

Se al Roverella si piange per la chiusura anticipata, nel dirimpettaio Palazzo Roncale si soffre per il mancato avvio della mostra “Quando Gigli, la Callas e Pavarotti… I Teatri Storici del Polesine” (13 marzo – 27 giugno 2021). La mostra a cura di Maria Ida Biggi con Alessia Vedova, da un progetto di Sergio Campagnolo, è già perfettamente allestita, il catalogo è in stampa e tutto è pronto. Ma per aprire i battenti è necessario attendere tempi migliori.   

 

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