11/04/2021

CORONAVIRUS IN ITALIA

"Se chiudiamo le scuole in arancione, allora bisogna chiudere anche i centri commerciali"

I primi contrasti del governo Draghi sul nuovo Dpcm, legati al tema della chiusura delle scuole

Confermato: "Scuole chiuse sino a metà marzo"

ITALIA - I primi attriti all’interno del governo Draghi si consumano intorno al nuovo Dpcm, la cui pubblicazione era attesa nella mattinata del 2 marzo. Alle 9.30 c’è l’ennesima riunione della cabina di regia ed è la scuola il tema dello scontro. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è opposto alla chiusura delle scuole in zona arancione: "Eh, no, se vogliamo chiudere le scuole in arancione, allora voglio vedere chiusi anche i centri commerciali. Non è pensabile non far andare i ragazzi in aula e vederli poi assembrati fuori" avrebbe detto. La prima notizia trapelata dalla cabina di regia è che l’intenzione del governo è di lasciare l’autonomia alle regioni che raggiungono il parametro di 250 casi ogni 100mila abitanti: qualora fossero in zona arancione, potrebbero essere i governi locali a dover decidere se chiudere o tenere aperti gli istituti scolastici.

Il governo, inizialmente, aveva espresso una posizione unanime sul parere del Comitato tecnico scientifico soltanto relativamente alla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in zona rossa. Non c’era invece l’accordo su quanto proposto dal coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo: interruzione della didattica in presenza qualora nelle regioni in zona arancione si superino i 250 casi di Coronavirus ogni 100 mila abitanti.

La questione sollevata da Bianchi e da altri ministri come Speranza, Bonetti, Franceschini e Patuanelli – in contrapposizione a Giorgetti e Gelmini – è che non ha senso chiudere le scuole permettendo, invece, ai negozi di restare aperti in zona arancione. Nell’impasse del governo centrale, alcuni presidenti di Regione si sono mossi in autonomia. Luca Zaia, del Veneto, l’ha detto chiaramente: "Molte delle Regioni che oggi sono in difficoltà hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica".

La linea dei prudenti trova supporto nei numeri della pandemia in Italia: lunedì primo marzo, rispetto al lunedì della settimana precedente, i contagi sono aumentati del 36%. Per quanto riguarda le scuole, è la questione varianti ad allarmare particolarmente gli scienziati: il 60% degli attualmente positivi ne sarebbe colpito, sommando le varianti cosiddette inglese, brasiliana e sudafricana. E le varianti, diversi studi l’hanno dimostrato, si diffondono con estrema facilità anche tra la popolazione di età scolastica.

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